Europei Budapest 2021, super Quadarella è medaglia d'oro nei 1500 stile. Caramignoli bronzo

Europei Budapest 2021, super Quadarella è medaglia d'oro nei 1500 stile. Caramignoli bronzo
di Piero Mei
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Venerdì 21 Maggio 2021, 18:31 - Ultimo aggiornamento: 21:25


Come si dice Ledecky in romanesco? Quadarella! Simona nuota, banalmente, nell’oro. Lo aveva catturato senza problemi negli 800, ripetendo la vittoria europea di Glasgow, e la vittoria in Scozia l’ha ripetuta anche ai campionati in corso a Budapest nella gara dei 1500. A contarle, le medaglie più preziose consecutive e continentali sono cinque, perché in mezzo al doppio bis nel fondo in vasca ha messo anche, tre anni fa, l’oro nei 400, che gareggerà domenica.

Le viene da piangere per la felicità: “L’obiettivo era portare a casa un altro oro; mi sono confermata ed è bellissimo”. Christian Minotti, il suo allenatore di sempre, alza il dito. “Il tempo non è granché”, dice Simona, ma verrebbe da aggiungere chisseneimporta: in certi casi il tempo non conta, contano il tocco all’ultima piastra e il modo.

Il modo del 15:53.39 è stato imperioso. Fin da subito. Non c’è stata una virata nella quale la Quadarella non fosse la prima. I 50 metri sempre nuotati a cavallo dei 32 secondi, più su o più giù di poco, tranne i primi e gli ultimi. Virava e presto, un terzo di gara, guardando le corsie che si spargevano intorno alla sua, vedeva le avversarie che le arrivavano contromano. Il distacco che stava imponendo la tranquillizzava non poco, e tranquillizzava i suoi tifosi e i compagni di squadra. Che aspettavano in piedi, sparpagliati in tribuna a distanza di sicurezza, pronti a ritmare l’inno di Mameli con le mani, inutile cantare sotto la mascherina.

Dalla mascherina compaiono solo gli occhi di Simona: ridono. Ma dura poco: Simona ha un altro impegno da svolgere, un’ora e un quarto dopo, il poco tempo del recupero: deve dare una mano e le sue bracciate a Federica Pellegrini ed alla 4x200 stile libero. A Simona la frazione tre, a Fede la quarta, quella del recupero, semmai…
“Non è stato un anno facile, anzi il contrario; qui dovevo ritrovarmi, riavere le mie sensazioni e tempi buoni, per farne i migliori non è il momento nella preparazione, l’obiettivo è fra due mesi”. Già: come si dice Ledecky in romanesco? E Tokyo?


CON FEDE SI SALE SEMPRE

Il semmai con Fede era un must. La 4x200 stile libero donne vedeva l’Italia salire al bronzo, le prime due ragazze, Pirozzi e Gailli sotto i due minuti, Simona poco sopra, ma poi la Pellegrini faceva un duecento tirato dei suoi,1:64.54, ne superava due, le resisteva al secondo posto l’ungherese Kapas, mentre davanti e lontana era l’inglese Anderson. Oro inglese, dunque. “Ma di questa medaglia sono contentissima, dice Federica, alla staffetta tengo tanto ed è un buon inizio per tornare ai risultati del passato. Brave le ragazze, per me fin qui un ottimo Europeo”. Fin qui ma non è la fine: farà amcora la 4x100 stile mista e la 4x100 mista, “ma almeno la mattina dormirò”. Forse. La pirozzi è contenta di aver ritrovato “la mia cattiveria”, la giovane romana Gailli del “mio primo sotto i due minuti”, e la Quadarella di tutto.

UN REGALO PER MARTINA

Martina Rita Caramignoli sta per compiere 30 anni, tra due giorni, e si anticipa il regalo: è la medaglia di bronzo che va a prendersi con tutte le buone e cattive intenzioni proprio nei 1500, cosicché di nuovo ci sono due azzurri sul podio di una gara, ma fanno ancora meglio delle altre volte (Castiglioni-Carraro e Paltrinieri-Acerenza, argento e bronzo) perché l’azzurro è primo e terzo. La Caramignoli aveva già conquistato un bronzo, ma sette anni fa. Sta vivendo una seconda giovinezza e se la code. Anche per lei il crono non è gran cosa, 16.05.01, ma vale il discorso del chisseneimporta. Tra le due azzurre, che si uniscono a pieno iritto al “popolo di faticatori” che sono gli italiani del nuoto, la russa Kirpchnikova, reduce dal Lupa Lake, secondo il nuovo stile di vita, fondo e piscina, come fa Greg.

ARGENTO 17!

Argento della staffa, nell’ultima gara e medaglia 17 per l’Italia, poi dice che il 17… E’ stata una medaglia tanto meritata quantro stralunata. L’ha presa Margherita Panziera nei 100 dorso. La finale s’è disputata due volte, la prima annullata dal Var. E’ successo che la svedese Hansson, ammessa in corsia 1 per il ritiro di una israeliana, abbia avuto problemi con il crono e con il bip, ogni tanto qualche strumento si fa protagonista; così, anziché a dorso, è partita a lumaca. Poverina, non era colpa sua. Le altre si scannavano, e alla fine vinceva l’inglese Dawson, la Panziera era quarta, legno avvelenato. Il reclamo svedese rimetteva tutto in discussione: si ordinava la ripetizione a fine sessione. La Dawson è la ragazza che vinse due volte, ma la Panziera metteva a buon frutto il suo essere duecentista, il non lasciarsi prendere da nessuna emozione (che vuoi che sia, Margherita, una gara in più?) e giacché per il dorso non aveva potuto partecipare lla staffetta di bronzo, si ripendeva tutto con interessi: saliva al secondo posto, era l’argento. Peccato che non abbiamno fatto ripetere la gara una terza volta…

RANE, ECCOCI

C’è Peaty sì, ed ha il miglior tempo da finale nei 50 rana, ma gli italiani fra gli otto big ne piazzano due, Nicolo Martinenghi e Alessandro Pinzuti, terzo e quinto crono. “Siamo tutti lì, dice Nicolò, sto benissimo; forse ci ho messo troppa foga e qualche errorino e mica puoi farne nei 50”. Pinzuti è felice per il personale e non solo: “Valgo qualcosina meno ed ho avuto un intoppo”. Ha perso la cuffia: quando si lavora sui centesimi basta un niente per decidere tutto, anche una cuffia che se ne va d’improvviso ed è un soprassalto. 26.38 per Peaty, 26.49 per Nicolò, 27.11 per Alessandro. Secondo è il bielorusso Shymianovich, il ranista dalla gambata “malandrina”, “delfinosa”.

DI ORI E D’ALTRO

I 50 farfalla degli uomini premiano (23.00) l’ungherese Szabo mentre i nostri, delusi, sono settimo e ottavo, nell’ordine Codia e Ceccon. Codia pensa ai 100 di domani, Ceccon sembra sconsolato, “ho sbagliato gara. Altra finale con striatura azzurra, senza medaglie ma ben condotta, è stata quella dei 200 rana donne. Francesca Fangio, sesta, è stata brava con il suo 2:24.26, è felice ma commenta che “il 2:23.9 non vuol proprio venire”. C’è tempo. Niente italiani nei 200 stile uomini, che sono del russo Matyuutin, che ha dei inali “da bestia”.
Dalle semifinali non vanno avanti Lorenzo Mora nei 200 dorso, né Silvia Di Pietro nei 100 stile, e invece sono “pro mossissime” in coppia, nei 200 misti, Ilaria Cusinato (“felice di essermi ritrovata: ho fatto lo stesso preciso tempo di Glasgow in semifinale”, e Sara Franceschi (“ho fatto il mio personale, sono proprio contenta”). Ilaria è terza, Sara sesta. Per ora. Ma domani, è la promessa del duo, “daremo tutto”

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