L'analisi di Ghedina: «Cortina merita un 9, ma gli azzurri hanno deluso»

L'analisi di Ghedina: «Cortina merita un 9, ma gli azzurri hanno deluso»
di Mario Nicoliello
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Lunedì 22 Febbraio 2021, 07:30

Organizzatori promossi (“Gli do un bel nove in pagella, perché hanno fatto i salti mortali”), squadra azzurra bocciata: “Inutile negarlo ci aspettavamo molto di più, quindi siamo rimasti con l’amaro in bocca”. Kristian Ghedina ha vissuto il suo Mondiale di casa – è un cortinese doc – nel ruolo di apripista con la telecamera in mano, facendo vivere ai telespettatori la discesa in soggettiva.  

Kristian, cosa è successo alla squadra italiana?  

«Ha vissuto il Mondiale in maniera paradossale, mancando il podio nelle gare in cui ce lo si aspettava e conquistandolo nelle prove in cui le attese erano minime, come il parallelo dorato di Marta Bassino, o addirittura nulle, come il gigante argentato di Luca De Aliprandini». 

Come se lo spiega?  

«È stata una questione mentale. Brignone in combinata e Bassino in gigante hanno pagato troppo la tensione. Tutto il Paese voleva la medaglia da loro e purtroppo la testa delle ragazze non ha retto. Ma il problema è partito ancora più da lontano». 

Cioè? 

«La chiave di tutto è stato l’infortunio della Goggia. Se ci fosse stata Sofia, la pressione sarebbe stata su di lei e le altre due avrebbero gareggiato più libere. Invece l’assenza della Goggia ha sconvolto le carte e il rinvio delle gare nei primi due giorni ha mandato in tilt i piani. Il resto lo ha fatto il nervosismo. Purtroppo il Mondiale è una gara secca, dove mente e corpo devono andare di pari passo. Se sei forte fisicamente, ma debole psicologicamente non vai lontano». 

Le tensioni interne dopo il parallelo hanno influito? 

«Non credo. In combinata e in gigante Brignone è uscita mentre stava attaccando, quindi è stata anche sfortunata. Io l’ho vissuto sulla mia pelle a Torino, quando la squadra parte male ti piovono addosso critiche e ti innervosisci, quindi fare risultato diventa ancora più difficile». 

Passiamo agli uomini, a Paris cosa è mancato? 

«Il feeling con la pista. È arrivato a Cortina col pensiero agli Assoluti di due anni fa, durante i quali il pendio non lo aveva digerito. Dopo la prima prova è sbottato e in gara è stato troppo prudente nel tratto centrale». 

La Vertigine era un palcoscenico degno per un Mondiale? 

«La pista si, il tracciato no. Purtroppo, e li capisco perché non avevano riferimenti, quelli della Fis sono stati troppo conservativi nel disegno per essere sicuri di evitare cadute. Così facendo hanno storpiato la discesa, che è diventata un gigantone». 

Lei si sarebbe lamentato? 

«Di sicuro. Quando mi dissero che mi avrebbero intitolato il salto, gli risposi di sì a condizione che gli atleti fossero stati in aria per una sessantina di metri. Penso che nessuno nella gara che ha assegnato le medaglie abbia saltato più di 20 metri sul Ghedina». 

La preoccupa il ricambio generazionale nell’Italjet? 

«Ancora no, perché Paris può essere sulla breccia per un altro quadriennio, visto che le carriere si sono allungate. Facciamo crescere i giovani con calma e aspettiamoli per i Giochi 2026». 

Avrebbe scommesso sul podio di Vinatzer dopo la prima manche? 

«Ci credevo, ma non mi sono stupito del quarto posto. Più che le condizioni della pista anche in questo caso ha influito la pressione».   

Per chiudere, le è piaciuta l’organizzazione dell’evento? 

«In due settimane siamo passati dall’inverno all’estate, ma nonostante i cambiamenti di clima tutti gli addetti hanno fatto un lavoro perfetto. Rimettere a posto le piste dopo la nevicata dei primi due giorni è stata un’impresa da libro dei record. Peccato che il pubblico non abbia potuto godersi lo spettacolo dalle tribune».  

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