Franco Di Mare su RaiUno racconta la Londra del dopo Brexit: «No al referendum su quesiti complessi»

Franco Di Mare su RaiUno racconta la Londra del dopo Brexit: «No al referendum su quesiti complessi»
di Valentina Tocchi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Agosto 2016, 21:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 19:18

Un'Europa complessa e paradossale e una Londra  contraddittoria, alle prese con le estreme conseguenze del multiculturalismo e non ancora toccata dagli effetti del dopo Brexit. E' questo il tema della prossima puntata di Frontiere, il programma della seconda serata di RaiUno condotto da Franco Di Mare, che venerdì 12 agosto approfondirà proprio la realtà inglese del dopo referendum.  
Una realtà che, agli italiani alle prese con le emergenze migranti e con una campagna politica sul referendeum costituzionale che sembra ormai entrata nel vivo, potrebbe apparire quanto mai attuale. 
Se la prima serie di questo programma dedicato all'Europa - ideato dallo stesso Di Mare e da Daniele Cerioni insieme a Paola Miletich, Enrico Biego e prodotto da Eleonora Iannelli -  terminerà raccontando la Grecia, la puntata sulla Londra post Brexit -.una città governata da un sindaco pakistano e da un vice sindaco indiano, dove coesistono migliaia di migranti e il sistema giudiziario più avanzato del mondo riconosce i tribunali della sharia -  sembra evidenziare temi quanto mai caldi nei paesi ancora parte dell'Unione europea. 

D. Franco Di Mare, in attesa di riprendere la conduzione di Uno Mattina per Lei niente vacanze estive ma il racconto di un'Europa non semplice da capire. Cosa l'ha colpita della Londra del dopo Brexit?

R. Sicuramente abbiamo trovato una capitale in grande spolvero dopo lo shock di un referendum che, questo è bene ricordarlo, proprio a Londra aveva registrato una prevalenza di “remain”. Ma questo non significa che le conseguenze della Brexit non si faranno sentire, come hanno ben capito tutti quei cittadini, forse più avvertiti in materia finanziaria, che avevano chiesto di indire un nuovo referendum per annullare l'uscita dall'Europa.

D. Quali saranno le conseguenze più imminenti?

R. Nonostante l'apparenza il mercato immobiliare trema, e anche le grandi aziende si stanno ponendo il problema di spostare le loro sedi da Londra, visto che la capitale non garantirà più di essere un appoggio per l'Europa. Tutto questo non avverrà subito, ma nell'arco di 12/24 mesi è praticamente certo che alcuni effetti si faranno sentire. Per non parlare dei circa 500.000 italiani che vivono e lavorano in città e che, nei mesi a venire, dovranno ripensare il proprio status visto che, a rigor di logica, diventeranno "extracomunitari" in una Londra che comunque è -  e vorrà e dovrà rimanere -  molto accogliente.

D. Cosa vi ha colpito del multiculturalismo di Londra in un periodo in cui da noi si evidenziano sempre più i limiti dell'accoglienza nei confronti dei migranti?

R. Sicuramente l'idea di multiculturalismo di Londra non è all'insegna dell'ibridazione ma del rispetto, a volte paradossale, delle proprie tradizioni. 

D. In che senso?

R. In Inghilterra sono riconosciuti i tribunali della sharia, c'è un rispetto delle usanze di ogni etnia o cultura che a volte si scontra con il rispetto della legge. Faccio un esempio sciocco: se io sono un sikh ho diritto ad indossare il mio turbante che per me è un simbolo culturale e religioso. Ma se trovo lavoro come poliziotto e debbo indossare il casco della motocicletta e mi rifiuto di farlo perchè porto il turbante, come la mettiamo? Il giudice davanti al quale posso essere chiamato a spiegare il mio rifiuto mi può dare ragione perchè rispetta le mie tradizioni. Sul turbante può non essere un problema ma ci sono altre usanze, dall'infibulazione alla poligamia, che pongono delle serie questioni di incompatibilità con i valori occidentali. Il fatto che il Commonwealth riconosca le sentenze emesse da tribunali diversi può portare a rendere esecutiva la pronuncia in favore del pakistano che ripudia la moglie.  A Londra ognuno vive come vuole, non c'è integrazione ma monadi che rispettano le proprie diversità.

D. Almeno finora però questo rispetto nella diversità sembra non aver stimolato attacchi terroristici.

R. Il controllo antiterrorismo sembra funzionare ma è opportuno ricordare che, se in Francia ha funzionato così poco, è anche perchè dal 2005 non ci sono più i poliziotti di quartiere, che Sarkozy aveva eliminato e che invece erano un presidio, anche meramente a livello di intelligence, molto importante nei quartieri.

D. Con Frontiere sarete in onda fino a fine agosto. Cosa racconterete ancora?

R. Il primo ciclo di questo programma si concluderà con una puntata dedicata al muro che divide Cipro, l'ultima vera frontiera fisica che abbiamo. Ma in autunno vorremmo continuare a raccontare le nostre "frontiere" con una formula mensile, che possa approfondire non solo i confini dell'Europa ma anche i confini della nostra identità culturale.

D. In autunno Lei sarà di nuovo al timone di UnoMattina. Il tema referendum sarà all'ordine del giorno. Cosa pensa di questo strumento alla luce dell'esperienza inglese?

R. Fatte le debite differenze credo che lo strumento del referendum sia completamente inidoneo ad interrogare i cittadini su questioni complesse. Puoi rispondere si o no a questioni più intuitive, come sono state in passato quelle relative al divorzio e all'aborto. Ma per approfondire questioni complesse come le conseguenze dell'uscita dall'Unione Europea è giusto che i cittadini si affidino ai rappresentanti che si sono scelti, che si fidino del principio di delega. Se io non capisco nulla di finanza voto uno che capisce e di cui mi fido e lascio decidere a lui. Se vedo che non mi soddisfa non lo voterò più. Ma essere chiamato a dire si o no su un quesito che non ho gli strumenti per capire è molto controproducente.  

D. Insomma a Londra si sono pentiti?
R. No questo no, in molti sono fieri e orgogliosi della Brexit perchè, come disse Winston Churchill a De Gaulle, «gli inglesi tra l'Europa e il mare sceglierebbero sempre il mare». Ma questo non significa che lo strumento referendario non si sia comunque prestato a molte manipolazioni.
 

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