Due regie di Pizzi, un omaggio a Grasso, i bagliori di Napoli: in Valle d'Itria è tutta un'altra musica

Martedì 14 Maggio 2019
La cantante Carmela Remigio
È dedicato a Napoli, o meglio agli Albori e bagliori di Napoli e l'Europa il 45mo festival della Valle d'Itria di Martina Franca (Taranto), che ha deciso di fare un omaggio a Paolo Grassi, leggendario fondatore del Piccolo di Milano, sovrintendente della Scala, presidente Rai che a Martina Franca nacque esattamente cento anni fa.

Ad aprire il festival il 16 luglio sarà
Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa con la regia di Pierluigi Pizzi, che firma anche la rara Ecuba di Nicola Antonio Manfroce, con sul podio Fabio Luisi, direttore musicale del festival alla guida dell'orchestra del Petruzzelli.

Entrambe le opere avranno lo stesso impianto scenico, anche se poi le atmosfere saranno diverse. Il matrimonio ha infatti l'aspetto di una commedia contemporanea ambientata nel mondo del collezionismo mentre Ecuba una dimensione atemporale con un classicismo rigoroso.

Ecuba non solo è il capolavoro di Manfroce – morto a soli 22 anni –, ma anche uno dei titoli più significativi, ancorché pochissimo esplorato, della storia dell’opera ottocentesca. Ne è assoluta protagonista la moglie di Priamo, re di Troia, figura eponima anche della tragedia di Euripide, che sarà interpretata a Martina Franca da Carmela Remigio, con al suo fianco le voci di Norman Reinhardt, Mert Süngü, Roberta Mantegna, Martina Gresia e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.

A completare il cartellone a Palazzo Ducale ci sono
L'Orfeo di Nicola Porpora e Il Coscoletto di Jacques Offenbach - in prima italiana in forma semi-scenica - realizzato, a cento anni dalla morte del compositore francese, in collaborazione con la Fondazione Arturo Toscanini e la fondazione Teatro Due di Parma.

«Tutte le opere scelte - ha spiegato il direttore artistico Alberto Triola - hanno così un legame con Napoli e raccontano la parabola di un'epoca d'oro per la città campana: da Porpora a Vinci, da Cimarosa a Manfroce, dagli splendori della scuola napoletana ai suoi ultimi bagliori per arrivare all'Ottocento inoltrato e ai riverberi malinconici e sorridenti che l'operetta di Offenbach riesce a cogliere per raccontare una Napoli orami mitizzata, dove il can-can viene sostituito dalla tarantella e l'eruzione del Vesuvio corona la festa musicale.

Un'altra novità di quest'edizione è che l'opera in masseria, in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, diventa itinerante. Sono infatti cinque le sedi (quattro a Martina Franca e una a Ceglie Messapica) ad ospitare le messe in scena dell'Ammalato immaginario di Leonardo Vinci e della Vedova ingegnosa di Giuseppe Sellitti. Il
concerto per lo spirito nella basilica di San Martino, recital di belcanto, i concerti del sorbetto al sabato, quelli dell'ora sesta la domenica sono solo alcuni degli oltre trenta appuntamenti in programma dal 16 luglio al quattro agosto.

In particolare quest'anno il festival si arricchisce degli eventi per Grassi, a partire dalla mostra
Paolo Grassi... senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell'organizzazione... che arriva a Palazzo Ducale dopo il successo milanese, a cui si uniscono spettacoli (come l'anteprima nazionale di Paolo di e con Davide Gasparro e La rane e le nuvole, con testi di Grassi, che è una commistione fra teatro e circo contemporaneo). Fil rouge fra di loro è la riflessione sul ruolo del teatro e della produzione culturale oggi.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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