Arte, il saccheggio perpetuo: in Italia violati due musei e 25 chiese al mese

Sabato 6 Dicembre 2014 di Fabio Isman
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Il Ritratto di Signora di Gustav Klimt

L’arte, in Italia, va sempre a ruba, ma nel senso letterale del termine. Il furto di una scultura di Medardo Rosso alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma è soltanto il più recente episodio: i carabinieri del Comando per la Tutela culturale, il primo reparto specializzato nel genere al mondo e che ha poi fatto scuola dappertutto, stanno ancora ricercando, per esempio, la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, trafugata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo ad opera della mafia, profittando della confusione causata dal terremoto; un Ritratto di signora di Gustav Klimt, portato via dalla Pinacoteca Ricci Oddi di Piacenza il 19 febbraio 1997; e perfino il Bambino Gesù dell’Ara Coeli, sparito nel 1994.

Da anni, sono pure sulle tracce di un Sarcofago degli Sposi, etrusco, meno bello di quello del Museo di Villa Giulia ma più pregevole di quello del Louvre che sono gli unici altri esemplari esistenti, rubato al sottosuolo di Cerveteri: ne esistono solo una polaroid, allegata a una spedizione degli Anni ’90 in Svizzera, e i piedini delle due figure. Sono state recuperate il giorno dopo, nel buco lasciato dallo scavo di frodo, e debitamente periziate.

IL QUARTO MERCATO

Le relazioni dell’Ufficio di Vienna dell’Onu dicono che il traffico internazionale e illegittimo dei beni culturali è il quarto mercato clandestino del mondo, dopo (nell’ordine) quelli della droga, delle armi, del denaro riciclato. Se la batte con il business dei marchi falsificati: le borsette di Vuitton, Gucci, Prada, eccetera. Dal 1970 al 2010, nella Penisola sono stati portati via oltre un milione di oggetti d’arte (senza contare l’archeologia), i carabinieri ne hanno però recuperati circa la metà.

Secondo le più recenti statistiche, vengono violati due musei al mese: più quelli comunali di quelli statali. Ma anche 25 chiese e poche meno abitazioni private (almeno, stando alle denunce: perché non sempre, purtroppo, chi subisce un furto lo fa sapere).

E il Lazio è proprio la regione in cui i furti d’arte sono più numerosi: 133 nel 2012, solo due di meno l’anno successivo. Seguono, nella ben poco onorevole graduatoria, la Lombardia e la Toscana. Nel biennio 2012-2013, sono stati rubate ogni giorno più di nove opere d’arte. L’emorragia ci colloca in testa alle statistiche: l’Italia è il paese più ricco al mondo di patrimonio culturale, ma anche il più violato.

LE TAVOLETTE

Tra i casi più recenti, tre piccoli dipinti, tavolette alte e larghe poco più di un palmo, senza nemmeno il nome certo di un autore, dal Castello Sforzesco di Milano, lo scorso agosto: sul mercato, un valore quasi ridicolo; ma dalla chiesa di San Vincenzo a Modena, sprovvista di un allarme, anche una Madonna con due santi, alta tre metri e larga quasi due, di Giovanni Francesco Barbieri, assai più noto come Guercino (1591 - 1666).

Il generale Mariano Mossa comanda i carabinieri per la Tutela; dice che se nel 2013 sono diminuiti i furti, sono invece aumentati gli scavi di frodo e le denunce per falsificazione. Insomma, c’è poco da rallegrarsi: il fenomeno è sempre assai eclatante.

Il museo romano non ne è stato colpito per la prima volta: nel 1998, vi furono portati infatti via, un’autentica rapina a mano armata, l’ultima opera nemmeno completata da Paul Cézanne, Le Cabanon de Jourdan, e gli unici due Vincent Van Gogh che sono presenti nelle collezione pubbliche della penisola, il Giardiniere e l’Arlesiana: tuttavia, ritrovate dopo un mese e mezzo, con un’abile e in parte ancora segreta attività di indagine, che ha coinvolto anche un dipendente del museo.

Perché investigare nel mondo dei furti d’arte non è affatto semplice: spesso, gli inquirenti devono affidarsi soltanto alle voci che percorrono il “sottobosco” degli addetti ai lavori nel mercato clandestino. E se, dopo un periodo in cui così non era, nei nostri maggiori musei le opere sono adeguatamente protette e difese, sovente i privati nemmeno si peritano di fotografare le opere che conservano, il che complica poi le ricerche.

LA CEI ALL’OPERA

E, purtroppo, non sono tutelate a sufficienza nemmeno tante chiese, magari ormai abbandonate; anche se, negli ultimi anni, la Conferenza episcopale si è assai prodigata per migliorare la situazione. La banca dati dei carabinieri per la Tutela è la più doviziosa al mondo: classifica oltre sei milioni di opere da ricercare, uno e mezzo anche con le fotografie; adesso, buon’ultima, vi è stata aggiunta la piccola scultura di Merdardo Rosso. E speriamo che la bravura degli inquirenti produca frutti.

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 14:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA