Giorgio Faletti cinque anni dopo la scomparsa: il genio e quelle luci a San Siro

Mercoledì 3 Luglio 2019 di Massimo Cotto

Cinque anni fa, in un 4 luglio così anonimo che non faceva nemmeno troppo caldo, se ne andava l'uomo dal talento onnivoro e dalle mille vite. Forse è stato proprio questo ad aver innervosito gli dei, il fatto che eccellesse in tutto, che fosse in grado di spaziare da un registro all'altro, che sapesse farti morir dal ridere e poi, con altrettanta facilità, piangere come un bambino.
Cinque anni fa, in una stanza d'ospedale così fredda che sapeva proprio d'ospedale, moriva Giorgio Faletti, comico e scrittore, cantante e pittore, attore e chef geniale; i cuochi stellati facevano a gara per farsi invitare a cena a casa sua.

PARABOLA
La sua parabola artistica è colorata di genialità e grandezza, ma anche di profonda e vera umiltà. Diceva sempre che le persone che incontri quando sali sono le stesse che rivedi quando scendi, come a dire che dopo ogni scalinata verso il paradiso c'è sempre una caduta e bisogna mantenere il giusto equilibrio. Lui c'era riuscito, anche se non era stato facile. Dopo i trionfi di Drive In, Vito Catozzo e il suo giumbotto, era arrivato un lungo oblio. Nessun contratto, gli amici (o pseudo tali) spariti, il telefono che non suonava, la tristezza assoluta di un capodanno in autogrill, un brindisi con la cameriera in bicchieri di carta, dopo una serata fallimentare in un localaccio di strada. Poi, la resurrezione letteraria, preceduta dal giudizio tranchant del primo agente a cui aveva fatto leggere Io uccido: «Scrittura artigianale e mediocre. Nessuna possibilità». Faletti si porterà in tasca il dolore di quella stroncatura per anni, non per rivalsa, ma per non dimenticare che tutto poteva nuovamente scomparire da un attimo all'altro. Divenne lo scrittore italiano più venduto nel mondo, tradotto in 24 lingue. Divenne attore, splendido nel ruolo del professor Martinelli detto La Carogna in Notte prima degli esami. Divenne di nuovo se stesso.
Ho avuto il privilegio di averlo come amico per anni e, ogni volta, mi stupivo del suo talento. Andava a dormire dicendo: «Mi manca il verso di una canzone e poi è finita». Il mattino dopo gli chiedevo: «Ti è venuto il verso?». E lui: «Sì, ma ascolta anche questa canzone qui». Ne aveva scritta un'altra, quando non so. Forse scriveva anche nel sonno.
Perché quello che forse non tutti sanno è che avrebbe barattato la sua fortuna per il successo nella musica. Diceva che se fosse stato ricco come Berlusconi avrebbe affittato San Siro e poi pagato il biglietto a centomila persone affinché andassero a vederlo. Invece, dopo il successo clamoroso di Signor tenente, il mondo della canzone si chiuse a riccio, forse per invidia, perché i comici, negli anni Novanta, erano considerati ancora artisti di serie B. Un'altra cosa che pochi sanno è che Signor tenente avrebbe potuto avere un seguito.

IL PALCO
Eravamo a Recanati, io e lui a pranzo, prima di salire sul palco per le prove di Musicultura. Gli proposi di tornare a Sanremo vent'anni dopo con il seguito di Signor tenente. Aspettai che si scatenasse un temporale, invece Giorgio stava zitto. Passavano i minuti, poi chiamò la cameriera e si fece portare una tovaglietta di carta. E in cinque minuti scrisse il testo della canzone. Dalla prospettiva del tenente. Questa volta era lui che parlava, che si rivolgeva all'appuntato e gli diceva che forse avrebbe fatto meglio ad ascoltarlo, che non era cambiato niente in vent'anni, solo i nomi dei mafiosi e le loro strategie. Cinque minuti. Il testo con le assonanze e le rime, le metafore e le immagini. Da non credere. Poi Giorgio avrebbe deciso di lasciar perdere e lì ho imparato un'altra lezione: mai ritoccare la Gioconda, semmai provi a dipingere la Notte stellata o il Bacio.
Oggi, a tenere vivo il ricordo di Giorgio Faletti c'è l'instancabile lavoro della moglie Roberta, che ha prodotto L'ultimo giorno di sole, spettacolo di teatro-canzone scritto per Chiara Buratti che gira l'Italia da tre anni. A maggio ha fatto due repliche anche a New York. Se vi capita, andate a vederlo. Dentro c'è tutto il Faletti che ho conosciuto, quello che cinque anni fa se ne andava. Troppo presto. E c'è una cosa qui nella gola, una che proprio non mi va giù, porco il mondo che c'ho sotto i piedi.

  Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 12:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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