Venezia, "Und morgen die ganze Welt" e "Nuevo Orden": ecco i due peggiori film della Mostra

Venerdì 11 Settembre 2020 di Francesco Alò
Quando un hacker del centro sociale P31 viola il cellulare di un nazista al primo tentativo con la password: “Hail! Hail! Hail!” è partito l'applauso in sala. Fino a quel momento la proiezione stampa di "Und morgen die ganze Welt" (tradotto: "E domani tutto il mondo") era un mezzo trionfo. Luisa, ragazza di campagna dai genitori nobili ma spiritosi («Chi a meno di 30 anni non è di sinistra non ha cuore ma chi a più di 30 anni non è di destra non ha cervello» dice papà da adagio di Winston Churchill), si trasferisce a vivere nella suddetta comune. Scherzi, assemblee, allenamenti di box, qualche striscia di coca alle feste e uova siringate con vernice rossa da lanciare alle manifestazioni. Tra slogan, rimorchi e promiscuità, il P31 interviene alle sfilate dei gruppi di estrema destra seguendoli per i paesini della Germania. Luisa si invaghisce di Alpha, leader del gruppo belloccio pure figlio di papà, e fa amicizia con Loren, l'hacker protagonista della scena più bella col telefono del naziskin.

UND MORGEN DIE GANZE WELT
Prima parte tesa: appostamenti e lei sempre più spavalda sia nella guerriglia urbana che a letto con Alpha. Poi i ragazzini (lei studia legge all'Università) si infilano in qualcosa più grosso di loro, trovano addirittura degli esplosivi. Alpha è spavaldo, Loren paranoico, Luisa, senza un'apparente motivazione, diventa la più violenta di tutti, nazisti compresi. È stata tastata in una colluttazione da un fan di Hitler ma questo non basta per tagliare i ponti con i suoi, avere incubi e collassare alle lezioni. Quello che manca al film di Julia Von Heinz, primo ingresso della politica militante nel Concorso, è un finale vero anche perché ce ne sono circa sei, uno più fasullo e ridondante dell'altro. Il peggiore: lei si apposta con il fucile a pochi metri dai naziskin, chiaramente esposta, senza essere notata dagli estremisti tutti presi a cantare canzoncine razziste. Un tema così delicato come la recrudescenza in Germania dei nostalgici del Terzo Reich andava affrontato con ben altro piglio. Peccato perché la prima mezz'ora era, ripetiamo, quasi ottima.

NUEVO ORDEN
Dura invece meno di 30 minuti la parte accettabile di "Nuevo Orden" del messicano Michel Franco (buone aspettative dopo la sua vittoria dentro Un Certain Regard a Cannes nel 2017). Il ricevimento del matrimonio di una rampolla dell'alta società di Città del Messico viene introdotto da immagini in flashforward di ciò che vedremo nei successivi 88 minuti: cadaveri accatastati, fiumi di vernice verde scendere scalini di villone, donne violentate, caos nelle strade. Che fastidio. Quando il cinema prende il vezzo delle serie tv in streaming di catturare l'attenzione dello spettatore dandogli subito lo shock, perché convinto che cambi canale dopo cinque secondi. Peccato che qui stiamo seduti in poltrona in uno dei più prestigiosi Concorsi cinematografici del mondo. Poi accade quello che abbiamo già visto. Il popolo si ribella e via di fellatio coatte (nel senso di costrette), esecuzioni nelle case, furti, torture. Mentre la Chiesa continua a svolgere funerali e messe (perché?), i ricchi vengono trucidati e la rampolla Marianne viene sequestrata da un gruppo deviato dell'esercito in cerca di riscatti da chiedere a mamma e papà. Questa non è fantapolitica ma il peggior cinema sensazionalista senza la cura di farci sentire una società, percepire la geografia della rivolta, l'identità dell'ordine vecchio e almeno un accenno delle origini e motivazioni di quello nuovo (è il titolo). Sembra il primo episodio di una serie becera su Netflix. Ecco i due peggiori film del Concorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA