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Frémaux: "Cannes resiste
e andrà in giro per il mondo"

Venerdì 22 Maggio 2020 di Gloria Satta
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Thierry Frémaux, delegato generale del Festival di Cannes
In questi giorni avrebbe dovuto tenersi il 73mo Festival di Cannes. Il presidente della Giuria, Spike Lee, avrebbe giudicato i migliori film del mondo (tra questi Tre piani di Nanni Moretti) per assegnare la Palma d’oro. Ma la pandemia ha stravolto il prestigioso appuntamento cinematografico che fu cancellato una sola volta, a causa della guerra, e interrotto nel 1968 dalla contestazione. Quali sono ora le prospettive? Ne parla al Messaggero Thierry Frémaux, 59 anni, delegato generale del Festival dal 1999.
Lei ha dichiarato a ”Screen International” che, al posto di un’edizione ”fisica”, bisognerà fare qualcosa di diverso. A cosa pensa?
«Non volevamo soltanto annullare il Festiva e passare direttamente al 2021 senza uno sguardo su quelli che contano davvero per noi. Abbiamo dunque riflettuto su un nuovo svolgimento: una Selezione ufficiale 2020 per accompagnare i film che abbiamo amato. L’anno non è finito, alcuni film hanno deciso di rimanere in lizza e di uscire in sala. Noi vogliamo essere presenti e permettere che l’atichetta Cannes possa aiutare il rilancio. Il Marché du Film, che raggruppa compratori e venditori, si svolgerà in maniera virtuale dal 22 al 26 giugno».
Come si svilupperà la collaborazione di Cannes con gli altri festival, specialmente con Venezia?
«La solidarietà dei festival del mondo intero si è manifestata dall’inizio e ci ha commossi molto: Toronto, San Sebastian, Pusan, Morelia, New York, Los Angeles, Mar del Plata, dei festival francesi come Deauville e Angouleme accoglieranno i film, selezionati per Cannes. Andremo anche a Lione per presentare Cannes Classics al Festival Lumière. Riceviamo messaggi di addetti ai lavori e cineasti che contano su di noi per essere accompagnati con questo Cannes ”fuori le mura”. Abbiamo anche una relazione speciale con Venezia con cui stiamo riflettendo per un’azione comune, simbolo del rilancio del cinema. Speriamo di realizzarla. Intanto con la Mostra e la Berlinale partecipiamo all’operazione ”We are One” del Tribeca Festival di New York».
Quando annuncerà la Selezione ufficial del Festival?
«Senza dubbio all’inizio di giugno pubblicheremo la Selezione ufficiale, cioè una lista di una cinquantina di film che porteranno l’etichetta ”Cannes 2020”, destinati ad uscire da qui alla prossima primavera. Ci sono anche film che, di fronte all’incertezza dell’autunno, hanno deciso di attendere la selezione 2021. Li faremo vivere grazie all’etichetta nelle sale, ai festival, un po’ dappertutto. Li accompagneremo fisicamente, sui media, digitalmente. Il ritorno del cinema nelle sale e nelle nostre vite è vitale».
In che condizioni ha trovato il cinema mondiale?
«Il 2019 è stato un anno di grandi autori (Tarantino, Dardenne, Almodòvar, Malick, Bong Joon-ho, Bellocchio) e di scoperte (I miserabili, Ritratto della giovane in fiamme, Atlantique). Quest’anno anche la nuova generazioni disegna dei codici nuovi, esplora temi che le sono propri. Il 2020 è un anno di giovani talenti che vengono dal mondo intero. E un anno di registe: il cinema mondiale va poco a poco verso la parità!».
E come ha trovato il cinema italiano?
«Mi colpisce da molti anni per la sua nuova generazione di attori, di registi e di produttori. E la talentuosa Valeria Golino fa tutti e tre i mestieri! Anche i temi affrontanti sono sorprendenti perché nel cinema italiano di trovano degli autori ”formalisti” molto promettenti. Non sono sicuro che la Selezione ne porti una traccia perché alcuni film hanno deciso di attendere il 2021. Ma non posso fare a meno dal citare Tre Piani di Nanni Moretti che è di uno splendore malinconico sconvolgente, un’opera della maturità che interroga il mondo intimo».
Pensa che i fatti legati al Covid 19 influenzeranno il cinema in futuro? E come?
«Vediamo già, attraverso la nuova generazione di cineasti e sceneggiatori, che i creativi di domani esprimono delle idee legate alla loro epoca. Hanno fatto propri i problemi che ci scuotono oggi: ci sono molti film sui cambiamenti climatici, sulla solitudine sociale, molte commedie e molti buoni documentari. Bisogna contare su questa nuova generazione per condividere la visione del mondo, con forza e convinzione. E, come sempre, gli artisti sono visionari. Jonathan Nossiter ha perfino girato, in Italia, un film sulla fine del mondo».
Il consumo massiccio di film in versione digitale delle ultime settimane danneggerà seriamente il cinema nelle sale o le sale sopravviveranno?
«La situazione delle sale, attualmente chiuse, è estremamente indebolita. Bisogna dare prova di energia, magari reinventarsi. Ma bisogna smettere di parlare di piattaforme quando si parla di cinema: non siamo più negli anni Cinquanta quando la tv entrava nelle case. Cinema e tv hanno imparato perfettamente a coabitare. Tocca al cinema in sala, dunque a noi tutti, continuare a rendere questa esperienza speciale. Del resto, quelli che abbiamo tanto guardato sulle piattaforme durante il lockdown erano film...per il cinema».
E’ pensabile un’apertura di Cannes ai film prodotti dalle piattaforme digitali?
«La regola che vige a Cannes resta immutata: un film presentato in concorso deve uscire nelle sale. Se non le difendiamo, chi lo farà? Per il resto siamo aperti: per dire, Spike Lee ha mostrato quest’anno il film che ha realizzato per Netflix. Era la sorpresa che lui e Netflix avrebbero fatto al Festival. E avrebbe rappresentato il ritorno della piattaforma sul tappeto rosso. Fuori concorso, ovviamente. Credo che eravamo partiti per una bellissima Cannes».
Qual è il suo stato d’animo? Che speranze ha?
«La prima speranza è che la crisi sanitaria finisca e veda la luce un vaccino. Poi, mi auguro che la crisi economica non sia troppo cruenta nel mondo. Infine, che il cinema possa riprendersi, sia come consumo sia come lavorazione di film. Allora potremo passare all’anno prossimo...e praparare la 74ma edizione di Cannes!». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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