Raffaello è morto d'amore o vittima di rivalità? Indagine e rivelazioni in un libro

nella foto i vari ritratti di Raffaello, elaborazione per la copertina del volume Skira
di Laura Larcan
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Martedì 24 Maggio 2022, 17:33 - Ultimo aggiornamento: 17:44

Morto per i vizi d’amore o vittima di rivalità con fior di retroscena? La scomparsa di Raffaello Sanzio, il Divin Pittore, in quel 6 aprile del 1520 all’età di trentasette anni, resta ancora avvolta dal mistero. Un cold case, in fondo, degno di un libro. Non a caso, illustri studiosi di varie discipline hanno messo a confronto le proprie riflessioni, tra storici dell’arte, archivisti, restauratori, antropologi, medici legali, esperti di tecnologie. Ne è nato un volume ambizioso (e coraggioso) che prova a fare un punto su una possibile pista di indagine. E qualche rivelazione. Lo curano Pio Baldi e Alice Militello, dal titolo “Enigma Raffaello. Fortuna, rivalità, contrasti: il mistero della morte del Sanzio” (Edizione Biblioteca d’Arte Skira). Ne abbiamo parlato con Pio Baldi.

Svelato il volto di Raffaello Sanzio, lo studio in 3D dell'Università di Tor Vergata

Enigma Raffaello, perché la fine” di Raffaello è diventata un enigma?

«Con il Cinquecentenario della morte del grandissimo pittore è naturale che siano stati approfonditi studi, ricerche, indagini relativi alla sua vita, alla sua arte e alla sua scomparsa. Sulle cause della morte esisteva la solo versione di Vasari relativa a “febbri amorose” dovute ad eccesso di frequentazioni femminili. Ma c’è da dire che Vasari parla a diversi decenni si distanza dall’evento e non porta prove a conferma della sua ipotesi. Da qui il punto interrogativo». Qual è l’aspetto più sorprendente e curioso di questa vicenda? «E’ sorprendente che 18 studiosi afferenti a discipline così diverse si siano ritrovati a discutere concordemente su un aspetto finora trascurato ed incognito della vita del grande artista».

Nel lavorare a questo libro avete trovato documenti, tracce, dati inediti o poco noti?

«Siamo abituati a leggere la biografia e l’opera di Raffaello esclusivamente attraverso le fonti storiografiche e le testimonianze iconografiche, spesso filtrate dalla versione dominante del Vasari. Il fatto di affrontare l’argomento e di trattare le risorse da una prospettiva transdisciplinare rappresenta già di per sé un percorso poco battuto dalla letteratura sull’artista. Entrando nel dettaglio delle ricerche presenti all’interno del libro, sul piano storico artistico, potrei citare lo studio del professore Marco Bussagli che delinea l’evoluzione della fisionomia del maestro, partendo dalle opere note e meno note, vagliando tutte le ipotesi da scartare o da valutare per definire l’aspetto. Gli studi sulle sembianze dell’artista trovano riferimento, in termini medico-scientifici, nel lavoro portato avanti dalla dottoressa Chantal Milani, la quale analizza e ricostruisce il volto del Sanzio, grazie alle sofisticate tecnologie dell’antropologia forense».

Raffaello e il Pantheon, la tomba dell’artista nota a tutti. Ma ci sono altri elementi meno noti di questo monumento che sono ricollegabili a Raffaello?

«Non si hanno tracce tangibili del testamento di Raffaello che, secondo le ipotesi odierne più accreditate, fu scritto ma non rogato, a causa del precipitare degli eventi. Ad ogni modo, come tramandano le fonti, tra le ultime volontà dell’artista, c’era quella di essere sepolto in Santa Maria della Rotonda, sotto la Cappella della Madonna del Sasso, fatta erigere da lui stesso. La professoressa Flavia Cantatore, nell’ambito del suo studio, ripercorre puntualmente le motivazioni della scelta del luogo, collegandole con quanto conosciamo dell’edificio e dell’edicola, prima e dopo la morte. Raffaello, nei suoi molteplici ruoli e prima di ogni altro, riconosce nel Pantheon un capolavoro assoluto dell’architettura, accrescendo la percezione del monumento».

Come avete lavorato a questa impresa letteraria, quali sono state le fonti, i territori di indagine, i reperti indagati?

«Come ho già accennato prima, la metodologia di lavoro è stata transdisciplinare, ciò ha permesso agli studiosi di confrontarsi e di ibridare le proprie fonti, nel rispetto delle diverse competenze. Il libro ha, dunque, un doppio registro linguistico e contenutistico: storico-artistico, da un lato; medico scientifico, dall’altro. Oltre alla letteratura artistica nota su Raffaello, un punto di riferimento è stato l’archivio dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, sia perché nel 1833 i Virtuosi sono stati gli artefici dell’apertura - documentata azione per azione - della presunta tomba dell’artista, come ricostruisce la dottoressa Alice Militello; sia perché nella galleria si conserva un calco del teschio attribuibile all’artista, realizzato nell’ambito di quella campagna ricognitiva; utilizzato da Milani per la sua ricostruzione della fisionomia di Raffaello. Ancora sul fronte medico-scientifico, vorrei citare il saggio del professore Vittorio Fineschi, scritto insieme a Valentina Gazzaniga, Paola Frati e Marco Cilone, che mette in fila la lunga tradizione di lavori storico medici che hanno tentato di attribuire un nome alla patologia che ha determinato la morte dell’artista, restituendo puntualmente le criticità di ciascuna delle formule diagnostiche rilevate: sifilide, malaria, avvelenamento o una forma di polmonite aggravata da un intervento terapeutico di salasso».

La tomba di Raffaello sarà riaperta?

«Questo dipende dalle decisioni che saranno prese dalle Istituzioni competenti: in primo luogo il Ministero della Cultura nelle sue diverse articolazioni, poi il Rettorato del Pantheon, infine il Comune».

In sintesi, morto d’amore o altri retroscena?

«Questo è il quesito dell’enigma che avrà risposta se saranno proseguite le indagini».

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