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«C'è il Covid, metta la mascherina». Capotreno insultato e aggredito: «Spinte e minacce, rischio ogni giorno»

Domenica 15 Novembre 2020
«Covid, metta la mascherina». Capotreno insultato e aggredito: «Spinte e minacce, rischio ogni giorno»

«Prendermi il Covid, gli insulti, le spinte, le minacce o una coltellata, non rientra tra le mansioni per le quali sono pagato». Biosgna partire dalla fine del post per capire tutto. Un lungo sfogo di un capotreno, dopo gli insulti e l'aggressione per aver chiesto di «indossare la mascherina».

 

- “Deve mettere la mascherina.” Ha i piedi sul sedile, è seduto nell’ultimo vagone di coda. - “Dammela tu”. Sputa...

Pubblicato da Marco Crudo su Sabato 14 novembre 2020

Marco Crudo, 37 anni, capotreno nel trasporto regionale ferroviario lombardo, racconta cosa è successo a Milano. L’aggressore è stato intercettato e denunciato dalla Polfer. «In sedici anni di onorato servizio sui treni - scrive Crudo - non ho mai avuto un’esperienza più frustrante e spaventosa (neanche dopo aver elevato multe da centinaia di euro). Doveva arrivare una pandemia a portare con sé questa follia generalizzata. Una follia che mi costringe tutti i giorni a fare le vasche su e giù per i corridoi del treno per ricordare a decine e decine di persone di indossare correttamente la mascherina». Il racconto del capotreno: «"Guardi che se non indossa la mascherina devo farla scendere alla prossima fermata oppure mi costringerà a chiamare la polizia"."Ma quale c... di polizia?". Si alza e mi viene addosso. Cerco di allontanarmi e col telefono in mano inizio a comporre il numero di emergenza. Lui però si mette a urlare e mi spinge a braccia spalancate e avvicinandosi sempre di più col petto in aria di sfida contro la parete del treno. Tengo d’occhio le sue mani per paura possa tirar fuori un’arma di qualsiasi genere, perché, vista la reazione, ha tutta l’aria di uno che può possederne. Nella vettura c’è una sola persona, ma non interviene. Cerco di divincolarmi, lui mi sta sempre più attaccato, mi copro il viso con le mani, anche per evitare che mi respiri addosso, e lui urla: “chi c... chiami, fro...?”. Gli dico di calmarsi e riesco a scappare a tre vetture di distanza. Lui non mi segue, probabilmente perché ha con sé una bicicletta dalla quale non vuole separarsi. Richiedo immediatamente l’intervento della Polfer ma si aprono le porte perché siamo arrivati alla stazione successiva (...) L’unico testimone presente dice di non aver capito nulla (pur avendo visto tutto). Sono ancora sotto sopra. Riprendo a respirare lentamente. Ma riparto. Dieci minuti dopo la polizia mi richiama. L’hanno preso. L’hanno denunciato. Domani io farò lo stesso».

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Ultimo aggiornamento: 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA