Positivo a vaiolo delle scimmie, Covid e Hiv contemporaneamente: è italiano il primo caso di coinfezione

Il 36enne nel corso del suo ultimo viaggio in Spagna aveva avuto rapporti non protetti con altri uomini

Positivo a vaiolo delle scimmie, Covid e Hiv contemporaneamente: il caso di un italiano tornato dalla Spagna
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Mercoledì 24 Agosto 2022, 10:57 - Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 14:07

Un italiano di 36 anni è risultato positivo a vaiolo delle scimmie, Hiv e Covid contemporaneamente. Circa 9 giorni dopo il ritorno da un viaggio in Spagna, durante il quale ha avuto rapporti sessuali con uomini senza preservativo, il paziente ha accusato sintomi quali febbre, mal di gola, affaticamento, mal di testa e infiammazione della zona inguinale. A descrivere questo caso di coinfezione, il primo riportato in letteratura, sono i ricercatori dell'Università e del Policlinico Rodolico - San Marco di Catania, insieme ai colleghi del policlinico Giaccone di Palermo, in un articolo sul Journal of Infection.

Italiano positivo a vaiolo delle scimmie, Covid e Hiv: il caso

Il 36enne è risultato positivo al coronavirus 3 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Poco dopo, è comparsa un'eruzione cutanea sul braccio sinistro e nei giorni successivi si sono diffuse vesciche su tutto il corpo, che lo hanno spinto a recarsi al pronto soccorso di un ospedale di Catania. Qui è risultato positivo ai test per il vaiolo delle scimmie e Hiv (quest'ultimo contratto di recente, visto l'esito negativo dello stesso test meno di un anno fa). Il paziente è stato dimesso dall'ospedale dopo quasi una settimana e si è ripreso dal Covid e dal vaiolo delle scimmie, sebbene gli sia rimasta una piccola cicatrice. L'uomo, inoltre, soffre di disturbo bipolare e assume regolarmente farmaci per questo.

«Questo caso evidenzia come i sintomi del vaiolo delle scimmie e del Covid possano sovrapporsi e conferma che in caso di coinfezione la raccolta anamnestica e le abitudini sessuali siano cruciali per eseguire la diagnosi corretta», hanno affermato i ricercatori dell'Università di Catania nel loro caso clinico. «Da notare che il tampone orofaringeo del vaiolo delle scimmie era ancora positivo dopo 20 giorni, suggerendo che questi individui potrebbero essere ancora contagiosi per diversi giorni dopo la remissione clinica», afferma il rapporto. «Di conseguenza, i medici dovrebbero incoraggiare precauzioni appropriate».

I ricercatori hanno aggiunto: «Poiché questo è l'unico caso segnalato di coinfezione da virus del vaiolo delle scimmie, SARS-CoV-2 e HIV, non ci sono ancora prove sufficienti a sostegno del fatto che questa combinazione possa aggravare le condizioni del paziente. Data l'attuale pandemia di SARS-CoV-2 e l'aumento quotidiano dei casi di vaiolo delle scimmie, i sistemi sanitari devono essere consapevoli di questa eventualità».

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