Malore e arresto cardiaco a 12 anni durante la corsa campestre, la mamma: «Mio figlio è un guerriero ce la farà»

Il giovane atleta delle Fiamme Oro Padova colpito dal malore durante la gara a Vittorio Veneto

I soccorsi durante la gara di domenica
di Maria Elena Pattaro
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Lunedì 24 Gennaio 2022, 11:01 - Ultimo aggiornamento: 19:36

«Mio figlio ce la farà, si riprenderà di sicuro». Nelle parole di mamma Valentina il dramma di un arresto cardiaco a soli 12 anni cede il passo alla speranza. Il giovane atleta padovano, tesserato con le Fiamme Oro di Padova è stato colto da un malore durante la gara di corsa campestre Cross della Vittoria a Vittorio Veneto, organizzata dalla Silca Ultralite nella zona Fenderl di Treviso. Il suo cuore si è fermato all'improvviso, a 300 metri dal traguardo. Strappato alla morte dai soccorritori, che lo hanno rianimato per quasi un'ora, adesso deve dimostrare di essere anche un guerriero. Oltre che un atleta.

 

«Migliorerà» - ripete la donna dalla sala d'aspetto della Terapia intensiva cardiochirurgica del Ca' Foncello di Treviso. Accanto a lei, con i volti solcati dalla preoccupazione, ci sono il marito e altri parenti. La domanda che rimbalza sugli sguardi e sulle labbra di tutte è una sola: «Come è stato possibile?». Un arresto cardiaco a 12 anni. Per un ragazzino atletico e in buona salute. Il certificato di idoneità sportiva lo aveva ottenuto a novembre. Nessuna avvisaglia di quello che sarebbe accaduto il giorno del suo debutto nella corsa campestre nella categoria Ragazzi: un chilometro di percorso sterrato da correre in un paio di minuti. Poco dopo le 11 tocca alla sua categoria. Fino a metà gara tutto fila liscio. Poi i dramma. A circa 300 metri dal traguardo il ragazzo barcolla. Non fa cenni, non grida aiuto. Per un attimo si aggrappa a un albero, poi si accascia a terra. Esanime. Scatta la macchina dei soccorsi, in una staffetta contro il tempo che gli salverà la vita.

«NON AVEVA BATTITO»

«Quando ce lo hanno consegnato il cuore non batteva» - racconta il dottor Giovanni Dalla Zentil di Conegliano, che ieri era stato designato come medico della competizione. Il primo ad accorgersi dell'atleta a terra è un giovane di un'altra società, che si stava godendo la gara al di là delle transenne. Si rende conto subito che la situazione è grave: il ragazzino è svenuto e non respira. Lo prende in braccio e lo consegna a un operatore della Prealpi Soccorso onlus, presente sul posto con due ambulanze. «Lo abbiamo steso a terra e abbiamo iniziato a praticargli il massaggio cardiaco, allertando nel frattempo il 118 - racconta il medico ripercorrendo quei momenti concitati -. L'intervento immediato del personale della Prealpi Soccorso è stato importante, così come il contributo di un'anestesista di Monselice e di un infermiere del 118 di Treviso, che erano tra il pubblico. Ci siamo alternati nel massaggio cardiaco e abbiamo usato il defibrillatore in dotazione alle ambulanze». Nel frattempo il Suem 118 ha inviato sul posto l'elisoccorso. Gli operatori sono stati sbarcati a bordo della pista e hanno dato il cambio ai colleghi. «Lo abbiamo rianimato per quasi un'ora» - prosegue il medico. Quando il polso ha ricominciato a pulsare, il sollievo è stato enorme. Ce l'avevano fatta. Il 12enne era gravissimo. Ma vivo. Una volta stabilizzato, il giovane padovano ha raggiunto in ambulanza l'elicottero per poi raggiungere in volo l'ospedale Ca' Foncello di Treviso dove è tuttora ricoverato.

GIOCO DI SQUADRA

«La catena dei soccorsi ha funzionato bene - commenta il dottor Giovanni Dalla Zentil -. Speriamo che ce la faccia». «E' stato fatto un ottimo gioco di squadra» - aggiunge l'operatore che si è visto consegnare il ragazzo esanime tra le braccia. Un arresto cardiaco a 12 anni su un soggetto in buona salute e senza patologie cardiache note è un evento raro, spiega il medico. «Merita di essere approfondito e indagato per scoprirne le cause». E' quello che faranno i suoi colleghi. «Poteva succedere in qualsiasi momento - allarga le braccia il dottore -. Il fatto che sia accaduto durante la gara, in un contesto ben attrezzato per i soccorsi ha scongiurato il peggio». Alle manovre di soccorso ha assistito, composto ma sotto choc il padre del ragazzino. Era stato lui ad accompagnarlo in macchina al Cross della Vitoria. Gran parte della delegazione di atleti era arrivata invece col pullman della società. Il genitore era lì a fare il tifo per lui ed è rimasto sconvolto quando la corsa campestre si è trasformata in una improvvisa e ancora inspiegabile lotta contro la morte.

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