No vax, don Paolo Romeo: «I vaccini contengono cellule derivate da feti abortiti». Poi muore di Covid

Genova: aveva 51 anni, le sue posizioni ultra-conservatrici erano note

No vax, don Paolo Romeo: «I vaccini contengono cellule derivate da feti abortiti». Poi muore di Covid
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Mercoledì 2 Febbraio 2022, 13:06 - Ultimo aggiornamento: 13:22

No vax convinto, ma alla fine è morto di Covid: don Paolo Romeo sosteneva addirittura che i vaccini anti Covid contenessero «cellule derivate da feti abortiti». Così aveva deciso di non vaccinarsi. Dopo aver contratto la malattia è morto il parroco di 51 anni della chiesa di Santo Stefano nel centro di Genova. Le sue posizioni ultra-conservatrici erano note nel mondo ecclesiale ligure e tollerate malgrado la posizione della Chiesa Cattolica, secondo la quale il vaccino è moralmente lecito.

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A comunicare il decesso del sacerdote è la stessa abbazia di Santo Stefano, dove Romeo era stato sostituito da un mese circa da un collega proprio per le sue condizioni di salute giudicate serie. Il prete aveva infatti contratto il virus ed era ricoverato nella rianimazione dell'ospedale Galliera«Il nostro amato Don Paolo è salito al cielo circondato dall'affetto dei parenti e dalla preghiera di tutti i suoi fedeli -  si legge sulla pagina Facebook ufficiale - Il Signore lo ricompensi per tutto il bene che ha fatto qui su questa terra e possa perdonare le sue mancanze qualora ce ne fossero state»

Quella dei feti nei vaccini è una vecchia bufala rispolverata con il Covid. Secondo alcuni, specie afferenti ad ambienti molto conservatori, molti vaccini sarebbero prodotti usando feti abortiti acquistati dalle case farmaceutiche. La fake news riguarda i prodotti di AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik, ovvero quelli a DNA ricombinante "tradizionali", che impiegano un virus del raffreddore inattivato e inerte come trasportatore della sequenza genetica di quella piccola parte di SARS-CoV-2 (la proteina spike) contro la quale si vuole generare la risposta immunitaria.

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La Pontificia Accademia della Vita ha analizzato a fondo la questione, concludendo che questa modalità di produzione dei vaccini non deve portare a sconsigliare la vaccinazione. 

 

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