Parkinson, un gruppo di malati partecipa al Cammino di Santiago di Compostela

Sabato 12 Ottobre 2019
Cammino di Santiago di Compostela
Un gruppo di pazienti parkinsoniani sul Cammino di Santiago di Compostela. Un’iniziativa terapeutica e di vita (si conclude il 14 ottobre) che permette, attraverso il “cammino in condivisione”, di offrire a chi soffre di Parkinson i benefici che provengono dallo svolgimento di un’attività fisica corretta e dalla possibilità di camminare insieme, comunicare con altri pazienti, familiari e sanitari e condividere un’esperienza di viaggio unica nel suo genere.

Sono ventotto viaggiatori accompagnati da mariti, mogli, amici, assistiti da Alessandro Padovani,  ordinario di Neurologia dell'Università degli Studi di Brescia, da altri sanitari, infermieri, fisioterapisti.
«Convivere con una patologia neurodegenerativa come la malattia di Parkinson è difficile, nonostante gli enormi progressi in ambito farmacologico e non farmacologico degli ultimi decenni. Il nostro obiettivo è da sempre quello di poter migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da malattia di Parkinson favorendo il coinvolgimento della famiglia in attività riabilitative e socializzanti unitamente alla terapia farmacologica. Spesso, paradossalmente, il primo ostacolo agli interventi educativi è rappresentato dal paziente stesso»  ricorda Renato Carboni, presidente di Azione Parkinson Brescia Onlus. L'iniziativa, promossa dal Centro Disturbi del Movimento degli Spedali Civili di Brescia, l'’Università della città, il contributo incondizionato di Piam Farmaceutici Spa, Zambon Italia e Gait Up,  ha dato vita progetto di vita, terapia, ricerca “ParkinCammino”.

«La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica del sistema nervoso centrale che comporta sintomi motori cardinali quali bradicinesia (rallentamento dei movimenti volontari), rigidità (aumento del tono muscolare), tremore a riposo, associati nel corso della patologia ad instabilità posturale (difficoltà a mantenere l’equilibrio). La perdita progressiva dei neuroni dopaminergici della cosiddetta “substantia nigra”- un piccolo nucleo in una delle regioni più antiche del cervello - determina la patologia. Nonostante gli enormi progressi in campo farmacologico, la malattia di Parkinson ha ancora un impatto importante su mobilità, tono dell’umore e più in generale su relazioni sociali e qualità di vita - sottolinea Alessandro Padovani, ordinario di Neurologia a Brescia - Recenti studi  sottolineano come un’attività fisica a bassa intensità, unita ad attività sociali di gruppo, influiscano positivamente sui sintomi sia motori che non motori. Il ruolo del movimento è fondamentale e la scelta della tipologia di esercizio fisico da proporre al singolo paziente è molto rilevante: la pratica di attività fisica moderata, come il camminare, ha un impatto positivo sulla qualità di vita del paziente a condizione che venga effettuata, dal team multidisciplinare, una valutazione personalizzata e ripensata su ogni singolo individuo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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