Vaccino, con due dosi «dimezzati gli effetti del long Covid»: lo studio inglese

Vaccino, con due dosi «dimezzati gli effetti del long Covid»: lo studio inglese
di Lorena Loiacono
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Domenica 1 Agosto 2021, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 10:08

I pazienti che hanno ricevuto due dosi di vaccino dimezzano i rischi del long-Covid. A dimostrarlo è uno studio britannico presentato dal Sage, Scientific Advisory Group for Emergencies. Gli esperti del Sage hanno illustrato infatti una ricerca dell'Ufficio per le statistiche nazionali da cui emerge che la riduzione dei rischia interessa tutte le fasce di età: «in tutte le fasce di età la probabilità di manifestare sintomi per più di 28 giorni dopo l'infezione è stata dimezzata da due vaccinazioni».

I PAZIENTI - Il long Covid, ossia il manifestarsi di sintomi persistenti dopo l'infezione, coinvolge maggiormente le donne, le persone anziane e coloro che erano in sovrappeso o obesi prima della malattia. Ma anche coloro che mostravano, prima della pandemia, asma e cattiva salute fisica e mentale. A farsi sentire, soprattutto, è l'affaticamento post Covid. In base alle differenze fisiche dei pazienti, lo studio rileva che soffre di long-Covid, dopo 12 settimane, una percentuale variabile di pazienti dal 2,3% al 37%.

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 Le caratteristiche del Covid, come la durata della malattia, la gravità e i sintomi negli adulti che hanno contratto l'infezione oltre 14 giorni dopo la prima dose e oltre 7 giorni dopo la seconda vaccinazione sono stati confrontati con adulti non vaccinati con infezione da SARS-CoV-2. In tutte le fasce d'età le probabilità di manifestare sintomi per più di 28 giorni dopo la vaccinazione è stata approssimativamente dimezzata da due vaccinazioni. Le persone vaccinate hanno infatti un ridotto rischio di infezione in generale, quindi si abbassa fino a dimezzarsi anche il rischio di long Covid in soggetti che hanno ricevuto la doppia vaccinazione. 

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Secondo le indicazioni dell'Iss, sintomi come fatica, astenia, febbre, mialgie sono sintomi del Long Covid. «A distanza di oltre un anno dall’inizio della pandemia da SARS-CoV-2 – si legge nel rapporto dell'Istituto superiore di sanità - un numero importante di persone colpite da Covid-19 presenta manifestazioni cliniche che non si esauriscono nelle prime settimane della fase acuta sintomatica, ma possono prolungarsi precludendo un pieno ritorno al precedente stato di salute». Questa condizione di persistenza di sintomi è stata riconosciuta come una entità clinica specifica, denominata appunto Long-Covid, tanto da rendere necessaria la creazione di percorsi locali di diagnosi e assistenza con un approccio multidisciplinare. Il rapporto dell’ISS “Indicazioni ad interim sui principi di gestione del Long-Covid” sintetizza l’inquadramento attuale di questa nuova condizione e fornisce indicazioni generali per la sua presa in carico, in linea con le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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«Le possibili manifestazioni del Long-Covid – continua l'Iss - possono essere suddivise in due categorie: manifestazioni generali e manifestazioni organo-specifiche. Tra le prime vengono rilevate: fatica persistente/astenia, stanchezza eccessiva, febbre, debolezza muscolare, dolori diffusi, mialgie, artralgie, peggioramento dello stato di salute percepito, anoressia, riduzione dell’appetito, sarcopenia. Tra le seconde: problemi polmonari come dispnea, affanno e tosse persistente. Tra gli altri sintomi sono descritti anche disturbi cardiovascolari, neurologici, gastrointestinali, psichiatrici».

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