Vaccini, rifiutato da meno del 2% dei medici degli ospedali e da 100 infermieri. Il report: «La maggioranza si è immunizzata»

Vaccini, meno del 2% dei medici e infermieri l'hanno rifiutato: «La maggioranza si è immunizzata»
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Martedì 23 Marzo 2021, 18:42 - Ultimo aggiornamento: 19:55

Pochi, anzi pochissimi i medici e gli infermieri che rifiutano il vaccino. L'1-2% dei medici ospedalieri, ovvero tra i 1.140 e i 2.280 su un totale di 114.000 attivi. E un centinaio di infermieri su un totale di 254mila. La stima è stata effettuata dal maggiore sindacato dei medici ospedalier, l'Anaao-Assomed e dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioi infermieristiche (Fnopi). «La grandissima maggioranza sia dei medici ospedalieri sia degli infermieri si è immunizzata», sottolinea il segretario Anaao Carlo Palermo e la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli.

Il caso Belluno

Chi «opera in sanità è tenuto a garantire la sicurezza delle cure che è parte costitutiva del diritto alla salute, come sancisce l'art. 1 della legge Gelli-Bianco – ha commentato Palermo la sospensione dal lavoro di due infermieri e otto operatori sociosanitari che avevano rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione, decisa da un giudice di Belluno –. La vaccinazione del personale sanitario serve a tutela di chi è più debole e più fragile per età o stato di salute, ma anche – rileva – per difendere gli stessi operatori che rappresentano la risorsa più preziosa durante una epidemia, essendo coloro che devono erogare assistenza e cura ai cittadini colpiti dal virus».

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Il quadro normativo attuale, afferma Palermo, «permette al datore di lavoro di richiedere al lavoratore l'effettuazione della vaccinazione per tutelarlo dal rischio biologico ed adempiere al dovere di garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro, anche nei confronti degli utenti. Il diniego apre la strada ad una dichiarazione di inidoneità da parte del medico competente. In questi casi, - chiarisce - il lavoratore può essere destinato ad altre mansioni che non comportino un rischio biologico aumentato. Nel caso questa possibilità fosse preclusa, il lavoratore può essere posto in aspettativa senza stipendio fino alla regressione del rischio».

 

«Va però detto - afferma - che la quasi totalità dei medici ospedalieri si è vaccinata». Situazione analoga per gli infermieri. Sono «vaccinatori d'eccellenza: nei centri vaccinali sono presenti da sempre e da sempre si occupano dell'immunizzazione. Quantificare con esattezza quelli vaccinati contro la pandemia - spiega Mangiacavalli - è un'operazione complessa, ma si può stimare che oggi lo siano circa l'85% di tutti gli iscritti agli albi, oltre 454mila. Questo considerando però -precisa - che ci si avvicina al 100% di vaccinati tra gli infermieri dipendenti, tranne rare eccezioni 'attendistè che sono nell'ordine del centinaio». La percentuale invece, sottolinea la presidente Fnopi, «si abbassa drasticamente per i liberi professionisti che non sono stati considerati tra le priorità nelle campagne vaccinali, e solo in alcune Regioni lo sono diventati visto il massiccio supporto che danno nella lotta alla pandemia e per i pensionati». Si tratta di «circa 70mila unità con iscrizione agli albi, molti dei quali - conclude - tornati in prima linea per dare aiuto contro Covid-19. Ma il loro turno per la vaccinazione è legato comunque all'età».

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