Variante Delta e vaccini, Galli: «La terza dose? Non sappiamo se serve»

Variante Delta e vaccini, Galli: «La terza dose? Non sappiamo se serve»
di Emilio Fabio Torsello
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Sabato 14 Agosto 2021, 11:38 - Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 11:14

Mentre ancora infuria la polemica sul Green Pass, si inizia già a parlare di una terza dose di vaccino da somministrare alla scadenza dei nove mesi di durata legale del Green Pass. E potrebbe coinvolgere sanitari e personale scolastico. Per capire come stia evolvendo l'epidemia, abbiamo incontrato il professor Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano.

Professor Galli, qual è la situazione dell'epidemia da Covid19 in Italia?
«Ad oggi abbiamo più casi dello scorso anno perché abbiamo due elementi nuovi: da un lato la variante Delta che ha un'alta contagiosità nei bambini e negli adolescenti; dall'altro il fatto che lo scorso anno, in questo periodo, avevamo ancora la coda dei benefici del lockdown e quindi una situazione in cui in gran parte dell'Italia il virus non c'era o c'era in maniera minimale. E il fronte della discussione era tra quelli come me, spaventati da un possibile ritorno del virus a settembre-ottobre, e quelli che invece parlavano di un virus indebolito e di malattia clinicamente morta e davano manforte a quanti volevano riaprire tutte le attività. Oggi, a differenza dello scorso anno, abbiamo la variante Delta e un'infezione che si è diffusa in tutto il Paese e non più solo al Nord. L'aspetto positivo però è la grande quantità di persone vaccinate che ci pone al riparo dalla possibilità di avere uno tsunami di casi e ricoveri in autunno, al punto da riempire gli ospedali e le rianimazioni».

Nei prossimi mesi sarà necessaria una terza dose di vaccino?
«Su questo è necessario sottolineare un aspetto importante: la vaccinazione di oggi è impostata sul virus del marzo 2020 a Wuhan. Per questo motivo sulla terza dose ho più di una perplessità: alla luce delle varianti e della situazione attuale, non ho dati sufficienti per capire se funzioni e serva o se al contrario non serva».

 

Eppure entro nove mesi il Green Pass scadrà per moltissimi italiani.
«Quando è stato deciso che il Green Pass scade al nono mese dall'ultima dose, è stato messo in mora l'intero corpo sanitario italiano tra ottobre e novembre prossimi. Il tutto senza ancora alcuna strategia capace di determinare se la terza dose serva o meno: è una dimostrazione di superficialità dal punto di vista gestionale. Ci si vaccinerà con una terza dose di un vaccino basato su un virus del marzo 2020? La stessa cosa vale anche per il personale scolastico, che venne vaccinato poche settimane dopo i sanitari».

Come se ne esce?
«Bisognava pensarci prima. Allo stato attuale dei fatti credo che la soluzione sia di estendere la copertura legale del Green Pass a un anno o forse più. Bisognerebbe invece parlare della determinazione degli anticorpi per capire se ci sia o meno copertura dal Covid19, cosa che vale anche per quanti sono guariti ma ad oggi vengono comunque fatti vaccinare. A mio avviso ed è una opinione del tutto personale l'importante è che l'anticorpo ci sia, a livelli bassi o alti probabilmente non conta poi così tanto, sebbene stiamo vedendo che si reinfettano le persone che hanno titoli anticorpali decisamente bassi. Ma i dati sono ancora pochi e bisognerebbe sfruttare questo tempo per capire attraverso studi osservazionali chi sono quelli che effettivamente si reinfettano».

Qual è la situazione delle terapie intensive?
«Dai dati dell'Istituto superiore di Sanità, risulta che si stanno infettando e ammalando gravemente quasi esclusivamente i non vaccinati. Non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. E si tratta di non vaccinati adulti perché i giovani e i bambini o sono asintomatici o paucisintomatici, quindi con pochi sintomi. Questo ci fa dire che le infezioni probabilmente sono molte di più rispetto a quelle registrate perché tanti ragazzi, magari con sintomi banali e visto anche il periodo estivo, finiscono per non verificare la presenza del Covid con il tampone».

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A settembre però i ragazzi torneranno a scuola.
«La scuola è sempre un ambiente a rischio: i bambini tornano dalle vacanze dove ci può essere stata una possibile ulteriore diffusione dell'infezione. E se anche a scuola ci fossero tutte le prudenze possibili, con una variante come questa non sarebbero mai abbastanza. E resta tutto il problema dei trasporti per arrivare poi negli istituti: tutto quello che ruota attorno alla scuola finisce per amplificare la possibilità dell'infezione. Speriamo comunque che quest'anno i vaccini limitino i danni».

Si parla di Green Pass ma non di vaccinazione obbligatoria, perché?
«Il motivo è prettamente politico. Il tema è divisivo e in questo momento probabilmente non c'è bisogno di ulteriori divisioni. Per quel che mi riguarda, come non fui contrario all'obbligatorietà dei vaccini per i bambini senza i quali avremmo avuto problemi serissimi allo stesso modo sarei favorevole all'obbligatorietà in questo caso, ma con alcune intelligenti mitigazioni: penso ad esempio alla vaccinazione a mio avviso non necessaria per quanti sono guariti. In questo momento però gli elementi di convinzione rispetto all'efficacia dei vaccini credo che possano ancora essere attuati e non so quanto adesso l'obbligatorietà aggiungerebbe rispetto al Green Pass».

In autunno si rischiano le terapie intensive piene di no-vax?
«Come medici sono loro la nostra fonte di preoccupazione e non vorremmo dover ripartire con la riconversione dei reparti. I non guariti non vaccinati rischiano di finire in terapia intensiva e di affollare gli ospedali. Mi aspetto comunque una significativa ondata in autunno ma non uno tsunami come lo scorso anno, tutto questo grazie ai vaccini. Finché l'epidemia non si estinguerà sarà sempre fonte di preoccupazione».

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