Covid in Cina, l'Oms critica la linea dura: «Non è sostenibile». Ma Pechino censura il direttore generale

Le dichiarazioni del numero uno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità contro la "linea dura" fanno discutere in Cina

Covid, Cina contro Oms: Tedros critica la tolleranza zero, Pechino lo censura «Dichiarazioni irresponsabili»
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 11 Maggio 2022, 13:15

Botta e risposta e tensioni crescenti tra la Cina e l'Oms. Pechino si è scagliata contro il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, che aveva criticato la strategia di "Tolleranza zero" cinese definendola "non sostenibile".

Omicron e contagi, gli 8 consigli per non rischiare in estate: dalla mascherina ai contatti personali

 

Pechino censura l'Oms 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha criticato la linea dura con cui la leadership comunista sta cercando di contrastare la nuova ondata del virus nel paese, la peggiore dalla prima di Wuhan di due anni fa. Lo scorso martedì il capo dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva esortato Pechino a cambiare rotta, osservando che l'approccio «non sarà sostenibile» di fronte alle nuove varianti caratterizzate dalla rapida diffusione. Ma il dibattito online scaturito era stato subito silenziato con l'entrata in azione del Great Firewall che ha bloccato le ricerche relative agli hashtag #Tedros# e #who# sulla piattaforma di social media Weibo, il Twitter in mandarino e bloccando le condivisioni degli account Onu anche su WeChat. 

Solo pochi account ufficiali sono stati autorizzati a rispondere, tra cui Hu Xijin, l'ex direttore del tabloid nazionalista Global Times che ha scritto «Tedros dovrebbe rispettare la Cina e quando parla in modo specifico della Cina dovrebbe pensare se le sue parole avranno un effetto positivo sulla promozione della solidarietà nella lotta contro il Covid-19 in Cina». 

La risposta della Cina  

Nel frattempo una risposta a Tedros è arrivata anche direttamente dal portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian che ha invitato il mondo a guardare le politiche anti-Covid «in modo obiettivo e razionale» evitando «dichiarazioni irresponsabili». L'autorità ha difeso la strategia cinese, affermando che «evolve in base alla situazione e tiene il ritmo dei cambiamenti. Si differenzia chiaramente da altri Paesi che sostengono l'immunità di gregge e le politiche rilassate». La scorsa settimana la leadership del Pcc aveva ribadito la «piena validità» delle sue politiche. 

Shanghai nell'incubo lockdown infinito 

Nel frattempo in tutt la Cina continuano ad essere varate misure draconiane per la riduzione dei contagi: da ultimo è stata chiusa anche la Città Proibita fino a «nuova comunicazione». A Shanghai, cuore finanziario del paese, sale la rabbia dei cittadini per il lockdown che si protrae da oltre un mese per 26 milioni di abitanti con pochissimi allentamenti nonostante il numero di contagi sia di soli 1500 casi positivi. La difficoltà di approvigionamento di cibo hanno portato allo stremo gli abitanti chiusi in casa che si sono resi protagonisti anche di qualche rara protesta, i cui video sono diventati subito virali sui social.

Senza "zero-Covid" ci sarebbero 1,6 milioni di morti 

Secondo un articolo pubblicato martedì sulla rivista Nature e curato dai ricercatori della Fudan University di Shanghai.Abbandonare l'approccio zero-Covid potrebbe causare 1,6 milioni di morti nel Paese. Il motivo di un così alto numero di vittime sta nel basso tasso di vaccinazioni, e nelle risorse sanitarie distribuite in modo iniquo nel paese. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA