All’esame di Diritto senza il diritto di sostenerlo

Venerdì 9 Marzo 2018 di Maria Lombardi
Su Instagram le storie di ex colleghi della Sapienza ad aspettare di fare l’esame accampati a terra dopo che sborsi fior di quattrini
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Studenti senza alcun “diritto”, all’esame di Diritto pubblico. Nemmeno quello di bere, mangiare, fare la pipì. Dalle 9 di mattina alle sette di sera quasi cento ragazzi in attesa del loro turno, davanti alla porta della stanza dove il prof e assistenti interrogano. Non sanno chi sarà il prossimo a sostenere l’esame nella facoltà di Economia, alla Sapienza. all’arrivo hanno consegnato le carte d’identità che vengono estratte a caso. Due ore, tre, quattro, cinque. Sempre lì, davanti alla porta. Chi si allontana, rischia di essere chiamato e se non risponde finisce in coda. Impossibile muoversi. Si aspetta soffrendo, il solo diritto è alla disperazione. Alle sette di sera ci sono più di 30 studenti ancora in fila. Il dipartimento chiude, ci dispiace dovete tornare.

Quando? Non si sa. «Vergogna», sussurra qualcuno. C’è chi piange, dopo 9 ore e mezza così senza nemmeno aver fatto l’esame, chi butta il libro per terra. Altrove, lontano dall’Italia, hanno capito che gli studenti universitari sono una ricchezza: nel presente portano soldi, nel futuro conoscenza. Nessuno si aspetta lettere di congratulazioni ai migliori, come a St. Andrews, in Scozia. O le attenzioni del rettore dell’University college di Maastricht, dicono che vada in biblioteca a distribuire biscotti agli studenti. E certo, lì sono pochi. Che si può pretendere nella più grande università d’Europa? Niente di che, solo un foglietto, appeso alla porta, con i nomi di chi sarà interrogato e in che ordine, e di chi dovrà tornare. È chiedere troppo?
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