Coronavirus Roma, la malinconia dei prof per i loro alunni a casa

Domenica 15 Marzo 2020 di Raffaella Troili
Mi mancano i vostri giochi e le vostre voci in cortile». «Vi aspetto spero torniate presto». Struggenti alcuni messaggi dei prof ai loro alunni in questi giorni. Doveva venire a mancare, quella tanto bistrattata scuola, per capire quanta professionalità ci fosse dietro quegli occhialuti, burberi, apparentemente noiosi docenti. C’è chi ha scritto lettere ai ragazzi, incoraggiamenti che un genitore ora non sarebbe in grado di dare con tanta lucidità.

Don Gino ha esortato «è il momento di tirar fuori generosità e creatività» ricordato che «la normalità è un dono e un miracolo», citando Boccaccio, Manzoni, Blake, Fellini con le parole del Matto che consola Gelsomina in una scena indimenticabile de La strada: «Tutto ha un senso. Anche questo sassetto. E se sapessi quale, sarei il Padre eterno. Ma se questo sassetto è inutile, allora tutto è inutile, anche le stelle». Così ogni mattina - prima poco convinti, ora addirittura mettono la sveglia - i ragazzi reclusi in casa si chiudono in camera e si collegano con i loro prof e i loro amici. Un appuntamento tutto loro, per ritrovarsi in classe, per dirsi «come stai, tutto bene?».

Le voci dei ragazzi risuonano in casa, mettono allegria. Ecco qualche scivolata in romano, la lezione finisce sempre un po’ prima, la prof dà il tempo agli studenti di rimanere un po’ da soli, a scherzare, come a ricreazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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