Licei, la scelta degli studenti: il 50% classico o scientifico

Giovedì 6 Febbraio 2020 di Lorena Loiacono
Tutti liceali i ragazzi di Roma, o quasi. Tre studenti di terza media su 4, infatti, hanno deciso che a settembre frequenteranno un liceo. Non solo: uno su due sarà al classico o allo scientifico. Greco e soprattutto latino tra i libri, quindi, mentre rischiano l’estinzione le materie tecniche e i laboratori dei professionali. È una scelta netta, quella che emerge dai dati provvisori del ministero dell’istruzione sulle domande di iscrizione per l’anno scolastico 2020-2021. A rimetterci, quindi, sono gli istituti tecnici e professionali scelti dalla fetta minore di studenti: vale a dire quelli che introducono i ragazzi nel mondo del lavoro. Ma il trend romano sulla preferenza dei licei è in crescita e rispecchia in parte quello che si registra in tutto il Lazio: la regione spicca infatti in Italia per avere il maggior numero di preferenze per il liceo.

IL RAFFRONTO
Se a livello nazionale infatti la scelta di questo percorso riguarda il 56% degli studenti, nel Lazio il dato si alza al 68%. Ma per quanto riguarda Roma si assiste ad una vera e propria impennata che supera i 7 ragazzi su 10. Tra i licei a farla da padrone è lo scientifico che raccoglie oltre un terzo delle iscrizioni generali: la scelta supera infatti il 35%. Tra questi la maggior parte seguirà l’indirizzo tradizionale, con il latino, ma guadagna posizioni anche l’indirizzo scienze applicate che sostituisce la lingua classica con l’informatica. «Sicuramente è un dato che fa riflettere - spiega Cristina Costarelli, preside del liceo Newton - per settembre avrò una sezione in più per l’aumento delle iscrizioni e sarà dell’indirizzo di scienze applicate: negli ultimi tre anni di osservazione stanno crescendo le richieste». Un dato sorprendente interessa anche il classico: la quota dei ragazzi che scelgono di dedicarsi allo studio delle lingue morte tra le scuole romane è il doppio rispetto a quella nazionale. Nella Capitale infatti studierà il greco oltre il 13,2% degli studenti attualmente impegnati in terza media, contro un dato nazionale che arriva appena al 6,7%. Sopra la media nazionale anche la percentuale di iscritti al liceo linguistico, all’artistico e al liceo delle scienze umane. Come mai un’impronta tanto netta? «La tendenza alla liceizzazione degli studenti - spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi di Roma - è un dato di fatto da molti anni ma continua a registrare anche una costante crescita. Del resto è una caratteristica che riguarda, anche se in percentuali più basse, le regioni in cui gli sbocchi lavorativi per chi studia negli istituti tecnici e professionali sono limitati. Prendiamo ad esempio regioni come il Veneto e l’Emilia Romagna: lì i tecnici e i professionali godono di ottima salute. Questo dato dimostra la corrispondenza totale tra la scelta del tipo di scuola e la possibilità di trovare lavoro dopo il diploma. Senza contare che resta il pregiudizio secondo cui solo il liceo possa preparare agli studi universitari. Voglio ricordare che l’istruzione tecnica superiore, quella post diploma, ha una capacità di far trovare lavoro molto alta. Influisce sulla scelta dei licei anche il fatto che Roma è un serbatoio dell’impiego: nella Capitale, più che altrove, ci sono molte famiglie i cui genitori hanno impieghi statali o comunque in istituti come banche e servizi di questo tipo. Un fatto che probabilmente induce a scegliere un liceo, a cui dovrà seguire la laurea, come fosse un mandato da trasferire da padre in figlio».

IL RISVOLTO
La percentuale più bassa si registra nella scelta dei professionali che supera di poco il 7% contro il 12,9% del dato nazionale. Poche adesioni anche per i tecnici che raccolgono appena il 17,9% delle iscrizioni: ben poca cosa rispetto al dato nazionale che supera il 30%. «Roma rischia l’analfabetismo tecnologico - spiega Monica Nanetti, preside dell’Istituto Fermi - Le aziende del territorio continuano a chiederci periti tecnici per assumerli. Veniamo contattati direttamente dalle aziende, i nostri studenti vanno a lavorare in aziende da nomi prestigiosi. E si trovano benissimo anche all’università, con esiti importanti in facoltà come ingegneria per la quale sono molto preparati. Indirizzando un figlio solo sul liceo gli si nega la possibilità di poter scegliere, dopo il diploma, se andare all’università o entrare nel mondo del lavoro. Se vogliamo che i tecnici diventino cool, dobbiamo fare in modo che vengano frequentati da ragazzi ipermotivati».
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