Roma, georadar scoprono l'antica Via Latina nella Villa dei Sette Bassi tra Tuscolana e Lucrezia Romana

Nella foto il tratto dell'antica Via Latina riaffiorato nella Villa dei Sette Bassi
di Laura Larcan
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 13:23

Quando si dice la tecnolgia a braccetto con l'archeologia. Un occhio "bionico" per intercettare millenarie strutture prima dello scavo. Una sorta di sentinella in avanscoperta per guidare la mano del ricercatore. E' successo nella Villa dei Sette Bassi, la vasta area archeologica con fior di resti monumentali datati fino al II secolo d.C. che si estende a perdita d'occhio tra la Tuscolana, via di Capannelle e via Lucrezia Romana, e che rientra sotto l'egida del parco archeologico dell'Appia Antica. Qui è stato riportato alla luce, dopo le indagini con il georadar, un lungo tratto dell'antica Via Latina, con il suo sistema di basolati. Siamo nel settore più meridionale della Villa, nei pressi dei resti monumentali della cosiddetta Dépendance, una zona più distaccata dal nucleo centrale delle strutture edilizie antiche. L'importanza della scoperta sta tutta nel ridisegnare con precisione ora il tracciato della Via Latina nella zona periferica di Roma, ma anche di interpretare meglio la vita quotidiana, il sistema di flussi interni e di servizi della Villa dei Sette Bassi, poco nota al grande pubblico, ma di estremo valore.

Roma, riaffiora l'antica Via Latina: la scoperta nella Villa dei Sette Bassi tra Tuscolana e Lucrezia Romana

La presenza della strada in questo punto era ipotizzato da tempo sulla base dei tratti affioranti rispettivamente nel parco degli Acquedotti e nell’area del deposito officina della Metro A di Osteria del Curato. La distanza tra queste testimonianze, superiore a 1,5 km, non aveva però consentito, finora, di ricostruire con certezza l’andamento della strada. Ora, grazie al georadar e allo scavo è stato definito con chiarezza il passaggio della strada

La struttura della cosiddetta Dépendance sembra ora influenzata presumibilmente dalla vicinanza della via Latina che la porta ad essere interpretata come il primo ingresso alla Villa; i più recenti studi indicano in queste strutture antiche un edificio termale risalente al II secolo d.C., precocemente riutilizzato per l’allestimento di un luogo di culto paleocristiano.

Rintracciata ad una profondità di cm 50 circa, come previsto dai rilievi, è risultata perfettamente coerente con il tracciato rettilineo precedentemente solo ipotizzato. Nella porzione riportata in luce la carreggiata stradale è larga m 3.80 circa; il basolato si presenta sconvolto ma ben definito lungo i margini.

Il lavoro è stato condotto sotto la supervisione scientifica del Parco archeologico dell'Appia Antica diretto da Simone Quilici, con un'équipe di istituzioni universitari. In campo, Carla Maria Amici del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, Alessandra Ten del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma, insieme al Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma Tre che, sotto il coordinamento scientifico di  Andrea Benedetto, ha messo a disposizione le competenze scientifiche e le tecnologie del georadar.

«Il risultato ottenuto è di singolare importanza - ha dichiarato Andrea Benedetto - non solo per la ricerca, poiché oltre a fornire un contributo significativo alla comprensione dell’assetto della rete viaria antica e di aspetti connessi alla vita anche quotidiana della società romana, fornisce delle soluzioni per molte applicazioni dell’ingegneria civile quando ricorrono interferenze tra valori archeologici e nuove realizzazioni di infrastrutture.

«I risultati conseguiti indirizzano le prospettive di ricerca a sondare il punto di intersezione tra la strada e la diramazione dell’Acquedotto privato della Villa che, provenendo da sud, doveva oltrepassare la Via per raggiungere la cisterna collocata presso il suo nucleo orientale», aggiunge la professoressa Alessandra Ten.

«L'intervento sulla Via Latina avvia la riscoperta della villa di Sette Bassi attraverso una serie di progetti che verranno realizzati nei prossimi mesi per la conservazione del patrimonio, il miglioramento dell'accessibilità e della fruizione e la riqualificazione e rifunzionalizzazione degli immobili. L’ampliamento della conoscenza consentirà inoltre, dopo anni di chiusura, di riconsegnare alla cittadinanza un bene straordinario per tutti e fortemente identitario per la comunità locale», conclude il direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Simone Quilici.

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