Rifiuti, sì della Prefettura: quattro impianti sotto scorta

Mercoledì 17 Aprile 2019 di Lorenzo De Cicco

Esercito e forze dell'ordine per blindare i grandi impianti che trattano e smaltiscono l'immondizia della Capitale. Almeno quattro siti sotto scorta: il Tmb di Rocca Cencia, l'unico nell'orbita comunale rimasto in funzione dopo il rogo che ha devastato l'impianto gemello del Salario a dicembre, poi i due Tmb privati di Malagrotta, entrambi della galassia Cerroni ma finiti da tempo sotto amministrazione giudiziaria, e poi ancora il centro di trasferenza a Ponte Malnome, che rimarrà aperto fino al 30 giugno, salvo proroghe. Questo è lo schema con cui il Campidoglio si presenterà domani mattina al Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza. A convocare il vertice, con all'ordine del giorno i siti dei rifiuti da tenere sotto sorveglianza, è stato il prefetto Paola Basilone, in prima linea nonostante sia agli ultimi giorni di mandato (da maggio arriverà un nuovo prefetto, probabilmente Gerarda Pantalone, mentre Basilone è già stata nominata alla Corte dei Conti).

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Nella riunione di Palazzo Valentini, a cui dovrebbe partecipare la sindaca Virginia Raggi, verrà formalizzato il percorso con cui arrivare, in tempi brevi, alla presenza di militari, polizia e carabinieri davanti ai grandi impianti dei rifiuti di Roma. Sarà creato un tavolo per stilare la short list dei siti da vigilare con la forza pubblica. E ad avere la parola finale sull'operazione dovrebbe essere il nuovo prefetto, tra poche settimane.
È stato il Campidoglio a chiedere di blindare gli impianti. Raggi, dopo l'incendio del Salario e dopo il rogo che a fine marzo ha colpito anche il centro di Rocca Cencia, ha ventilato l'ipotesi di un sabotaggio ai danni dell'amministrazione. Anche il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, ha parlato di «un attacco al sistema», convinto che «ciò che è avvenuto sia sospetto, perché potrebbe mettere in ginocchio Roma e il sistema di raccolta dei rifiuti che si sta realizzando». Per questo l'argomento sarà affrontato domani in Prefettura, dove si discuterà anche delle occupazioni abusive e degli immobili a cui dare priorità per gli sgomberi (resta fuori CasaPound, dato che l'Agenzia del Demanio, proprietaria del palazzo di via Napoleone III, non ha ancora formalizzato una denuncia).
LA NOMINA
Per l'Ama, intanto, la prossima settimana dovrebbe essere quella buona per la nomina del nuovo Cda, a due mesi dalla cacciata dell'ex presidente Lorenzo Bagnacani. Sistemati i vertici della partecipata, Raggi dovrebbe nominare entro fine aprile il nuovo assessore ai Rifiuti e quello al Verde, a tre mesi dalle dimissioni di Pinuccia Montanari.
Intanto la più grande municipalizzata dei rifiuti d'Italia, quasi 8mila dipendenti, non ha ancora il nuovo contratto di servizio. «È terminato l'iter di supervisione», ha fatto sapere ieri Daniele Diaco, presidente della Commissione Ambiente del Comune. «Dobbiamo aumentare in modo netto la percentuale della differenziata - ha aggiunto - e ridurre la produzione dei rifiuti». La realtà però dice tutto il contrario. Per la prima volta da 10 anni, a Roma la differenziata è in calo: il 2018, secondo i dati che circolano all'Ama, si è chiuso sotto al 44%, meno del 2017. E la produzione dei rifiuti nel 2018 è aumentata (1,7 milioni di tonnellate), un'inversione di tendenza rispetto a un andamento decrescente che si protraeva dal 2010. 

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