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Roma, metro A Repubblica chiusa da 4 mesi, l'sos dei negozianti: «Così la piazza muore»

La fermata della metro A in piazza Esedra
di Michele Galvani
3 Minuti di Lettura
Lunedì 18 Febbraio 2019, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 08:03

Insieme a un pool di avvocati stanno preparando «una denuncia alla Procura per mancato servizio» e a breve anche «alcune iniziative per mostrare il nostro disagio: credo che ci incateneremo in piazza». Commercianti, residenti e lavoratori di piazza della Repubblica e dintorni sono talmente esasperati per la chiusura della stazione della Metro A da aver costituito «un comitato perché abbiamo il diritto di sapere quando verrà riaperta», spiega Angelo Mantini, tra i fondatori del gruppo che conta solo tra i negozianti 500 adesioni, «più lavoratori e residenti». Migliaia di persone che, ogni giorno, stanno firmando la petizione per portare la denuncia a piazzale Clodio e ottenere «almeno risposte» sui tempi di ripristino della fermata, a quasi 4 mesi di distanza dalla rottura delle scale mobili.

Era il 23 ottobre quando un gruppo di tifosi russi, in trasferta a Roma per seguire la partita di Champions tra i giallorossi e il Cska di Mosca, rimasero incastrati nelle scale mobili: 24 i feriti, due gravi, accuse e veleni. Atac, subito dopo il fatto, spiegò: «I controlli e la manutenzione delle scale mobili nelle stazioni vengono fatti con cadenza mensile». Alle revisioni, ogni tre mesi «si aggiunge anche un ulteriore ciclo di collaudi». In più c'è da aggiungere che la vita tecnica di una scala mobile dura circa 30 anni, quella di Repubblica, stazione che non ha le scale normali, «era di circa 10». Oggi da Atac fanno sapere che stanno lavorando «per ridurre i tempi il più possibile» e aggiungono che la Procura «ha dissequestrato 4 scale su 6». All'inizio si ipotizzò che le scale fossero collassate perché i tifosi del Cska Mosca stessero saltando. Ipotesi poi tramontata. Più probabile un cedimento oppure la rottura di un pezzo meccanico.

Dopo il dissequestro della stazione ma non della rampa, il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e il pm Francesco Dall'Olio, hanno iscritto nel registro degli indagati tre dirigenti Atac e il responsabile legale della società che dal 2017 si è aggiudicata la manutenzione delle scale mobili. L'accusa è di disastro colposo e lesioni personali. Mantini racconta che «alla crisi di prima si è aggiunta una nuova crisi: dalla storica farmacia a Feltrinelli, da Castroni all'albergo in via Nazionale, tutti hanno stimato una perdita di incassi pari al 40-50%. Qualcuno è stato costretto a licenziare, alcune attività rischiano la chiusura: la situazione, alla vigilia della stagione estiva del turismo, è critica. Dal Comune non riusciamo a sapere nulla. Solo una volta abbiamo incontrare l'assessore al commercio Cafarotti che però ci ha detto che è tutto nelle mani della Procura. L'assessore alla mobilità Meleo si fa negare. Abbiamo avuto un incontro in via della Greca con diversi rappresentanti locali di partito: tutti tranne i Cinque Stelle, assenti. Comune e Procura dovrebbero parlarsi. Nessuno, ad oggi, ha avuto l'accortezza di darci notizie. Senza parlare della questione sicurezza: la sera il quartiere è un mortorio, non gira più nessuno. I disagi per chi viene a lavorare o abita in zona sono enormi. Non hanno idea della nostra esasperazione: meritiamo la verità».

 

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