Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Matteo Costacurta, il nobile killer per hobby della mala romana. «Non vedo l’ora di concludere l’incarico»

Se si volesse azzardare un parallelismo cinematografico il suo personaggio è molto simile al “Nero” del film “Romanzo Criminale”: un uomo, con i suoi “credo”, che uccide su commissione, a sangue freddo

Nobile e benestante, ecco il killer per hobby della mala romana. «Non vedo l ora di concludere l incarico»
di Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
Domenica 31 Luglio 2022, 23:03 - Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 21:02

L’uomo dei cavalli, con la passione per il polo e le proprietà nell’Olgiata super-chic. Una moglie dagli occhi azzurri come il mare e il profilo aristocratico. Esattamente come lui, le cui origini nobiliari gli sono state tramandate dal padre, nato in Veneto da una rinomata famiglia. Una casa da abitare a Roma Nord, le feste giuste da vivere in estate a Porto Cervo. Il profilo è quello di un uomo fortunato, economicamente protetto (almeno all’apparenza), interessante, ma dalle passioni, si direbbe senz’altro, insane. Se si volesse azzardare un parallelismo cinematografico il suo personaggio è molto simile al “Nero” del film “Romanzo Criminale”: un uomo, con i suoi “credo”, che uccide su commissione, a sangue freddo. «Non vedo l’ora di portare a termine l’incarico». Si fomenta così Matteo Costacurta, classe 1984, quando Alessandro Corvesi, il sodale di Elvis Demce - uno degli albanesi che ha scalato la criminalità romana - gli fa vedere la foto dell’uomo che deve essere ammazzato. 

Salvatore Casamonica, condannato a 18 anni il narcos del clan: doveva importare 7 tonnellate di cocaina dal Brasile

L’AGGUATO

È il 2020 e nella Capitale, quartiere Acilia, si programma un agguato mortale. La vittima prescelta è un romano, Alessio Marzani, classe 1976, che dopo essersi fatto un anno di carcere - perché trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga - non riceve la “stecca” che il presunto proprietario di quello stupefacente, Daniele Gallarello, gli avrebbe dovuto dare per il semplice fatto di esser riuscito, proprio con il suo silenzio, ad evitare le sbarre. Così, quando il “bersaglio” torna libero, va a battere cassa ma Gallarello, che pure inizia a pagare, perde la pazienza, non sopporta l’atteggiamento e pertanto chiede al duo Corvesi-Demce di risolvergli il problema, eliminando il suo “esattore”. L’albanese non si tira indietro, sa già a chi rivolgersi ma chiede 45 mila euro per il lavoro: 5 mila per le spese vive (recupero del mezzo per eseguire l’agguato e per trovare il ferro, ovvero l’arma) e le restanti 40 mila da dividere tra il killer e chi avrebbe guidato la moto durante l’omicidio. 

IL PERSONAGGIO

Qui entra in gioco Costacurta, passato ombrato nonostante la vita da copertina, con frequentazioni nell’estrema destra e in quella Roma che un tempo fu il “fortino” di Massimo Carminati e poi di Fabrizio Piscitelli. Il killer non lo fa per professione ma come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Andrea Fanelli mostra «una malvagità che appare addirittura trascendere le finalità economiche della propria attività criminale». Il carcere per tutti i cinque protagonisti della vicenda è arrivato al termine dell’attività del Nucleo investigativo della Gruppo dei carabinieri di Ostia che ha fatto luce sull’agguato, poi fallito, avvenuto ad Acilia nell’ottobre 2020 quando proprio Marzani fu raggiunto da diversi colpi salvandosi miracolosamente. A comandare il suo omicidio fu Gallarello ma a trovare il killer è stato Elvis Demce e Corvesi.

Quest’ultimi sono già in carcere per quella maxi operazione sui traffici di droga nella Capitale svelata, sempre dai carabinieri, dopo che sono state bucate dalle forze dell’ordine francesi le chat criptate Sky-Ecc dentro cui si annidano i segreti della mala romana e dettagli sui mandanti di omicidi “eccellenti” a partire da quello di Diabolik, freddato il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti. Ecco allora Matteo Costacurta, soprannominato il “principe” per via delle sue origini nobiliari. Quando Corvesi gli fa vedere la foto di Marzani, il “principe” commenta così: «ha una grandissima faccia di m....», «Durerà poco». Sembra quasi che gli prudano le mani perché aggiungerà di non vedere «l’ora di portare a termine l’incarico».

E solo per quella fortuna, che a volte salva anche i disgraziati, la vittima benché colpita a pochi centimetri dal cuore si salverà. Ma quello che colpisce di più è la vita del “principe”. Pur legato agli ambienti di una mala specifica - quella di Demce e probabilmente anche di Piscitelli, considerati i rapporti tra l’albanese e Diabolik - Costacurta non ha apparentemente necessità economiche tali da macchiarsi di un omicidio. È figlio unico, suo padre appartiene ad una famiglia nobiliare, lui abita a Roma Nord, è titolare di un bed&breakfast che dista un chilometro appena dalla Basilica di San Pietro, è amministratore di una società chiamata “Polo” e in base alla consultazione del portale Info-Camere gli inquirenti hanno accertato che Costacurta - è scritto nell’ordinanza del gip - risulta «socio-titolare della Roma Polo Club» che si occupa della «promozione ed esecuzione dello sport dilettantistico e del gioco del polo».

Roma, una camera della tortura per chi non pagava i debiti. Blitz carabinieri, 14 arresti per estorsione e droga

Uno dei circoli più esclusivi della Capitale e tra i più antichi d’Italia. Inoltre possiede a Roma diversi appartamenti tra cui alcuni all’Olgiata. Il valore complessivo? Superiore al milione di euro. Eppure Costacurta si eccita quando lo chiamano per freddare un uomo alla periferia sud di Roma per ricevere indietro appena 20 mila euro: «Non vedo l’ora di portare a termine l’incarico». Nel suo trascorso, frequentazioni di estrema destra a parte, si contano due condanne definitive per detenzione illegale di armi e munizioni (un anno e 6 mesi) e per lesioni personali dolose e danneggiamento (2 anni e 8 mesi con rito abbreviato). Demce parlando del “principe” con un uomo non meglio identificato ipotizza che abbia difficoltà economiche e che la vita patinata sia soltanto una copertura: «Qualcosa gli manca per davvero se davvero è così gli manca qualcosa davvero eh. Ce l’ha qualche problema serio». Dei cinque protagonisti, quattro sono accusati di tentato omicidio e uno di estorsione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA