Fregene, chiudono due stabilimenti storici: non pagavano i canoni al Demanio

Mercoledì 22 Gennaio 2020
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Prima l’erosione e poi la decadenza della concessione. Inizio d’anno pesantissimo per due degli stabilimenti di Fregene Sud tra i più colpiti dall’avanzata del mare. Il primo è “La Perla”, il bagno più devastato dalle onde. Per omesso pagamento dei canoni demaniali il concessionario si è visto prima recapitare l’atto di decadenza, quindi la comunicazione di sgombero e infine, qualche giorno fa, «la ripresa in consegna del bene demaniale». La Perla, così, è ora nella custodia del Comune che lo ha preso in carico per l’Agenzia del Demanio. E stamattina alle 9.30 la stessa sorte potrebbe toccare a “La Rivetta”, altro stabilimento storico di Fregene. Il Comune ha comunicato lo sgombero dando mandato alle forze dell’ordine e ai suoi tecnici della ripresa in consegna, sempre per canoni non pagati.

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«Ci opporremo alla richiesta – spiega Italo Bova, uno dei soci della famiglia concessionaria – abbiamo ancora un ricorso pendente davanti al Consiglio di Stato per il 26 marzo. Sarebbe illegittimo». Entrambi i gestori, a causa dell’erosione, dal 2008 hanno perso almeno un centinaio di metri di spiaggia, tanto arenile in meno con la conseguente richiesta inoltrata di abbattimento del 50% dei canoni. Ne è nato un contenzioso con l’Agenzia del Demanio che non ha però riconosciuto «l’eccezionalità dell’evento relativo all’erosione» dando il diniego all’abbattimento. Nel frattempo i canoni si sono accumulati e i ricorsi amministrativi non sono stati accolti.
«L’erosione ha devastato le strutture – spiega Franco Maone, ex titolare della Perla –ci ha impedito di svolgere il lavoro per il divieto di balneazione, le cabine crollate e senza la spiaggia. Oltre al danno ecco la beffa. E chi sequestra la nostra vita è quella stessa amministrazione comunale che aveva promesso riduzione dei canoni e aiuto». «Un atto dovuto – spiegano dagli uffici comunali – l’Agenzia del Demanio ci ha imposto lo sgombero e la presa in custodia del bene».
L’amministrazione ha anticipato di voler trasformare gli stabilimenti in spiagge libere, ma come custode del bene ne diventa responsabile, compresi i danni che possono provocare strutture cadenti sbriciolate dalle onde. «Cemento, ferri arrugginiti e forse amianto stanno finendo in mare – sostiene Massimiliano Graux di FdI Fiumicino – un disastro ambientale gravissimo».
 

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