Expo2030, il piano per Roma Est: trasporti, hi-tech e riqualificazione dell'Aniene

Expo2030, il piano per Roma Est: trasporti, hi-tech e riqualificazione dell'Aniene
di Francesco Pacifico
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Giovedì 30 Settembre 2021, 00:04

La stazione Tiburtina un incubatore di nuove tecnologie. Una rambla a via Cave di Pietralata. Proprio le ex fabbriche del quartiere destinate a ospitare i padiglioni e in seguito centri di ricerca e start up. Un “anello verde” fino a Centocelle e l’Aniene ripulito e navigabile. Con Roma Est, oggi preda del degrado, rivoluzionata grazie a Expo 2030. Nel progetto preliminare con il quale Roma ha iniziato la corsa per ospitare l’Esposizione internazionale, non a caso, la task force guidata dall’ambasciatore Giuseppe Scognamiglio parla di «Expo diffuso». Si vuole fare del quadrante est, un modello di “città orizzontale”, figlia della rigenerazione urbana e società civile.

Expo 2030, si punta alla riqualificazione dell'Aniene



In quest’ottica il progetto più ambizioso e con il maggiore impatto nell’immaginario cittadino è la riqualificazione dell’Aniene. Il secondo fiume di Roma è talmente sporco che, se ripulito, finirebbe anche per rendere meno torbido il Tevere al quale consegna milioni di metri cubi di acqua. I promotori dell’Expo vogliono non soltanto bonificarlo partendo dai fondale, ma riqualificare il parco che sorge intorno alle sponde e renderlo navigabile verso Tivoli, con overcraft trasformati in vaporini.


Formerà un otto capovolto, come il segno dell’infinito, il territorio di Roma Est sul quale si estenderanno padiglioni e attività dell’Expo. I promotori parlano di tra direttrici: la prima, la via del ferro, ha come porta la stazione Tiburtina e si estenderà con il prolungamento della metro fino a Casal Monastero. Poi c’è la via della gomma, che passa per la Tiburtina e che avrà a Ponte Mammolo uno snodo importante di intermodalità. Infine la via fluviale, con l’area dell’Aniene centro destinato ai momenti ricreativi della manifestazione ma anche polmone verde. Il modello di sviluppo è quello di Expo Montreal 67, dove sulle rive del San Lorenzo sorse il quartiere capolavoro brutalista Habitat 67 di Moshe Safdie. Allo stesso modo, dopo Roma Expo 2030, resterà un abitato di case basse nel verde e all’insegna della domotica nell’area ex Sdo.


Più in generale davanti alla stazione Tiburtina, con Ferrovie che già deciso di farne il principale approdo dell’alta velocità, sorgeranno un albergo 5 stelle, lo stazionamento dei bus e un hub multidirezionale che ospiterà start up (il Comune ha già voluto la casa delle tecnologie), abitazioni e uffici. Qui, per esempio, si è insediata la Bnl. Poco più in là, nelle ex aree dello Sdo verso Pietralata, i vecchi capannoni del “Pennicillina” e della Cartiera saranno il principale conglomerato dei padiglioni dell’Expo, ma vista la vicinanza con la Tiburtina Valley, la Sapienza creerà uno studentato e centri di ricerca. Andando più verso Est (il progetto ha già iniziato a vedere la luce) San Basilio sarà oggetto di una riconversione energetica, partendo dalla coibentazione delle case. Il grosso dei cantieri partirà tra il 2024 e il 2025. Intanto il Comune ha già accelerato sulla mobilità ampliando le corsie della Tiburtina verso il Gra, liberate quelle intorno alla stazione, poi tramvie e una Rambla pedonale a Pietralata. Intanto la ministra Fabiana Dadone ha annunciato lo stanziamento di 80 milioni per la riqualificazione del Foro Italico.
 

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