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Droga "sarda" a Roma per lo sballo: patto dei narcos per scambiarla con la cocaina

Boom di sequestri a Civitavecchia. Accordi coi clan per scambiare la marijuana prodotta con la coca. E ora una squadra speciale della Finanza sorveglia la nuova tratta

Droga "sarda" a Roma per lo sballo: patto dei narcos per scambiarla con la cocaina
di Alessia Marani
4 Minuti di Lettura
Lunedì 8 Agosto 2022, 22:37 - Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 09:25

La tratta Civitavecchia-Olbia è tra le più gettonate dell’estate ma non solo per il via vai di vacanzieri, ormai è la nuova rotta privilegiata dai narcos capitolini. La coca che arriva sull’isola per inondare i luoghi della movida in villeggiatura fa solo da corollario a un altro “import-export” da e per la terraferma che dagli ultimi mesi dello scorso anno sta sempre più prendendo piede e su cui sono puntati i fari dell’antidroga delle fiamme gialle e non solo. Intere distese sull’isola sono state riconvertite in terreni su cui coltivare la marijuana, con un clima che si è scoperto ideale, e montagne di infiorescenze essiccate stanno inondando Roma

Magazzini pieni

Prova ne è il boom di sequestri effettuati dai finanzieri del Gruppo di Civitavecchia che per indagare in maniera ancora più approfondita hanno “dirottato” sul fenomeno parte della neo speciale Squadra Analisi. L’ultimo grosso carico intercettato è stato a febbraio: sessanta chili di marijuana scovati dal fiuto del cane “Losna” a bordo di un furgone appena sbarcato e il cui conducente era sprovvisto di documenti di carico perfettamente idonei. Il che ha insospettito, appunto, quelli della “Analisi”. Stipati in un doppiofondo c’erano i pacchetti di cellophane con lo stupefacente dentro sottovuoto. Ma i magazzini dell’antidroga a Civitavecchia sono pieni di droga sequestrata che, una volta analizzata e catalogata, deve essere avviata alla distruzione. «E ora - allarga le braccia un investigatore di lungo corso - dopo le rotte classiche della coca dal Sudamerica mista a carichi di banane e caffè, e dalla Spagna, via Nordafrica, per l’hashish, ci mancava la marijuana dalla Sardegna». 

Indagini sono in corso sulle compravendite immobiliari e di terreni tout court sull’isola per capire quali organizzazioni possano avere investito sulla produzione sarda della marijuana. Ma non basta. 

Investimenti economici

Nella lente dei finanzieri è finito anche il flusso di denaro tra Roma e l’isola. Se prendiamo in considerazione solo questa prima parte d’estate, finora la Guardia di Finanza di Sassari ha effettuato oltre 500 controlli transfrontalieri di valuta presso l’aeroporto “Costa Smeralda” di Olbia, rinvenendo circa 250 mila euro non dichiarati, pronti a transitare illecitamente attraverso lo scalo. Secondo gli investigatori l’erba sarda si starebbe dimostrando una valida alternativa a quella di provenienza africana e soprattutto albanese, da cui alcuni clan, negli ultimi anni, erano divenuti dipendenti. Non da ultimo l’ipotesi è che i narco-coltivatori sardi si siano messi a disposizione delle batterie romane in cambio di coca. Un business cresciuto di mese in mese tra un viaggio e l’altro tra la Sardegna e la terra ferma per acquistare la cocaina. Tra le carte di inchiesta spuntano contatti tra consumatori sardi e i clan di Primavalle. Ma, al momento, i collegamenti per la marijuana sarda a Roma non sono chiari. Di inverno, l’isola si svuota, anche dei rinforzi delle forze dell’ordine inviati per i controlli estivi. Così il “continente”, specie al suo interno, aspro e vasto, si presta per la green economy fuorilegge. A fine 2021 il primo campanello d’allarme: un terzo dei sequestri per droga effettuati in Italia è avvenuto in Sardegna. L’Eldorado dei narcos è a un’ora (di aereo) da Roma. 

 

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