ROMA

Dagli ex Mercati generali all'albergo a Trastevere: tutti i progetti nel mirino

Giovedì 21 Marzo 2019
I Mercati generali e il bonifico dei Toti. Cubature aumentate per i negozi privati 
«Abbiamo avuto un’accelerazione urbanistica che non pensavo neanch’io...», confida quasi stupito per la riuscita dell’operazione, il costruttore Pierluigi Toti, dopo avere strappato la delibera per riconvertire in negozi, ristoranti e uffici gli ex Mercati Generali dell’Ostiense. Un progetto portato a dama, secondo la Procura, grazie all’interessamento di Marcello De Vito e del suo sodale Camillo Mezzacapo, a suon di tangenti. Del futuro dei vecchiMercati si era cominciato a parlare quindici anni fa, nel 2003, Veltroni sindaco. Avrebbe dovuto nascerci, all’inizio, un grande quartiere multiforme, con spazi destinati alla cultura e larghi spiazzi. Invece, con la delibera votata nel settembre 2017 dalla giunta Raggi, dopo un paio di modifiche già apportate negli anni precedenti, il complesso viene destinato in parte preponderante a negozi (la quota delle cubature cresce al 45% dal 41% della prima versione), ristoranti e strutture «turistico-ricettive». «A Toti gli ho sbloccato iMercati Generali!», si vantava Lanzalone con Parnasi. Anche De Vito, si scopre ora, avrebbe avuto un ruolo. L’avvocatoMezzacapo, con cui il presidente dell’Assemblea avrebbe spartito le tangenti secondo i pm, aveva ricevuto «dalla società dei fratelli Toti», si legge nell’ordinanza del Gip, «un bonifico di 110mila euro», somma «in parte convogliata sul conto della Mdl Srl», società «cassaforte» da cui lo stesso De Vito avrebbe attinto. «Con Marcello poi siete diventati amici», diceva Parnasi a Claudio Toti. «PARLO CON IL PD» Al progetto si interessa anche il consigliere di Forza Italia Davide Bordoni, il quale però non parla con Toti, ma con un altro imprenditore che avrebbe potuto ottenere in subappalto la gestione del centro commerciale. E al quale, viste le marcate divisioni del M5S sull’opera, suggeriva di «muoversi» anche in altre direzioni. «Io provo a parlare con i colleghi del Pd». Il rischio era che la delibera dovesse essere votata dal Consiglio comunale e che non bastasse l’ok della giunta, come invece è avvenuto. E De Vito, scrive il gip, «avrebbe potuto rivendicare all’organo da lui presieduto la competenza a decidere dedella questione». Ma non lo fece. 
Lorenzo De Cicco

L’albergo di Statuto nell’ex stazione. Il «no» dei tecnici da far ritirare 
Un intervento da 17mila metri quadri nel cuore di Trastevere, dove un tempo sfrecciavano i treni. Buttati giù 21 manufatti della vecchia stazione, il gruppo del costruttore Statuto avrebbe voluto tirar su un albergo di lusso, l’ennesimo della collezione dell’immobiliarista. Con tanto di cambio di destinazione dell’area e «4 torri residenziali e due autorimesse interrate». C’è un problema: i tecnici del Campidoglio avevano detto no. Un documento firmato dalla direttrice del dipartimento Urbanistica, Cinzia Esposito, a inizio febbraio aveva dato un «preavviso di diniego» all’operazione. Mandando in agitazione sia gli uomini del costruttore che seguivano il progetto, sia l’avvocato Mezzacapo, che per la Procura avrebbe diviso le mazzette con Marcello De Vito, il presidente dell’Assemblea capitolina arrestato ieri. Mezzacapo era stato ingaggiato dal gruppo per una consulenza, proprio per seguire il tortuoso iter del nuovo albergo (ironia della sorte) a 5 stelle. Questo l’incarico formale, mentre per gli inquirenti sarebbe stata pagata la mediazione e l’asse con De Vito per portare a dama il progetto in Comune. Quando sentono che dagli uffici capitolini potrebbero arrivare cattive nuove, si attivano, Mezzacapo e un dirigente del gruppo Statuto, per evitare la bocciatura. I tecnici capitolini, però, nel preavviso, elencano una lunga serie di «criticità» e prescrizioni: la Commissione Permanente di Valutazione, del resto, aveva già espresso un parere contrario. Secondo il giudice per le indagini preliminari, De Vito fece pressioni presso la segreteria dell’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, pur di sbloccare le autorizzazioni a favore di Statuto. «Deve rilevarsi come attraverso Gabriella Raggi», caposegreteria dell’assessore e non indagata nel procedimento, «e quindi attraverso l’ufficio dell’assessore, il De Vito - scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Maria Paola Tomaselli - volesse giungere a condizionare il processo decisionale relativo al rilascio del permesso di costruire».
Lorenzo De Cicco

Il polo della musica di Parnasi e quei “colloqui” con Ferrara
E ra l’exFieraunodegli immobilisucuisiconcentravano gli interessidiLucaParnasiche avrebbe volutorealizzarenelgrandepachidermaabbandonato sullaCristoforoColombo ancheunpoloper lamusica.Nellecartedell’ordinanza si legge: «Parnasicontinuaaparlaredelprogettoeaggiungecheunocome lui che è un rocker e vuole portare gli “Imagine dragons”, gruppomusicale che è il suo preferito deve trovare un posto adeguato» perché non basta il Parco dellaMusica.Mac’è ilproblemadella deliberaBerdini (l’ex assessore all’Urbanistica di Roma ndr) che aveva quasi dimezzato la realizzazione delle cubature in quella zona portandole a 44 mila metri cubi. Marcello De Vito discutendoconParnasi, assicuravadiparlaredell’operazionecon ilcapogruppodelM5S inConsigliocomunale, Paolo Ferrara, così da avere dalla loro parte la maggioranza consiliare, con l’assessore Daniele Frongia. 
Camilla Mozzetti

I nuovi uffici degli assessorati: «Anche la Regione è d’accordo»
Una nuova cittadella che potesse ospitare palazzi, uffici, luoghi d’intrattenimento per concerti e spettacoli ma anche la nuova sede del Comune, ovvero “Campidoglio 2”. Sempre lì, tra gli spazi dell’Ex Fiera. Luca Parnasi aveva pensato anche a questo tant’è vero che in una delle trascrizioni allegate all’ordinanza, firmata dal gip Maria Paola Tomaselli, si legge la proposta avanzata dall’imprenditore al numero uno in Assemblea capitolina e recepita anche dall’avvocato Camillo Mezzacapo. «La butto lì così – dice Parnasi – ma questa tiella veramente... ci sarebbe sullo sfondo, sullo sfondo...io non so a che punto siete con Campidoglio 2... ci sarebbe sullo sfondo una volontà della Regione di chiedervi di fare nell’ottica anche di un rapporto più sano che c’è tra Comune e Regione, un’idea di fare la cittadella amministrativa lì dentro». 

Un palazzetto per la pallacanestro. «Ma bisogna parlare con Frongia»
Non solo musica e uffici. Variegate sarebbero state le occasioni insitenell’area dell’Ex Fiera di Roma per Luca Parnasi che avrebbe voluto realizzare, tra le variecose, ancheuncampo per lapallacanestro sfruttando – una volta rivisti i limiti della delibera Berdini in Aula Giulio Cesare – la legge sugli stadi.Si leggenell’ordinanza:«Insiemeaungruppodi soci, Eurnova parteciperà al rilevamento del 51% della “Virtus Basket” in qualità di sponsor». La proposta diParnasièquelladi trasformare l’ExFiera inunpolo di intrattenimentomusicale, con uffici e un palazzetto per il basket. Il 31maggio dello scorso anno De Vito gli dice: «Mo riparla adesso con Daniele (Frongia ndr)».Parnasi dal canto suo ripete di essere interessato ad affidare una serie di consulenze sul progetto dell’Ex Fiera all’avvocato Camillo Mezzacapo. Il primo compenso, erogato per i servigi svolti dalla collegaVirginiaVecchiarelli,ammontaa90mila euro.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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