CORONAVIRUS

Roma, trapianto su un bimbo positivo al Bambino Gesù: usato il plasma di un ex malato

Sabato 13 Giugno 2020 di Raffaella Troili
Roma, trapianto su un bimbo positivo: usato il plasma di un ex malato

Aspettava di poter andare in sala operatoria, era pronto per il trapianto di midollo, grazie alle cellule staminali del papà, quando i medici hanno scoperto che il ragazzino, di 6 anni, era positivo al coronavirus. Come pure i suoi genitori. Ma per certe patologie il tempo è più importante che mai. E dal momento che il piccolo non si negativizzava, forse non aveva anticorpi sufficienti, per la prima volta in ambito pediatrico, è stato sottoposto al trattamento con plasma iperimmune da un soggetto guarito e si è negativizzato. A quel punto, il piccolo - affetto da leucemia linfoblastica acuta - si è potuto sottoporre al trapianto. L'intervento innovativo è riuscito: è stato eseguito dall'equipe del professor Franco Locatelli all'Ospedale Bambino Gesù di Roma ed il paziente sta bene. Spiega il dottor Pietro Merli, responsabile di trapianto emopoietico e terapie cellulari del Bambino Gesù: «Il bambino, italiano ma residente a Londra, in seguito a una recidiva nell'ottobre 2019 è stato portato al Bambino Gesù, dove dopo un percorso di chemioterapia e immunoterapia, doveva sottoporsi al trapianto».

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Proprio durante lo screening pre-operazione è emerso - era marzo, in piena pandemia - che pur non mostrando sintomi era positivo, come pure i suoi genitori, solo la mamma aveva avuto lievi sintomi. «Sono stati isolati in attesa della negativizzazione. Cosa che ci ha fatto preoccupare, perché il tempo passava e in campo ematologico conta, il tempo va rispettato. Per questo abbiamo pensato di usare del plasma iperimmune, era fine aprile». Ci sono stati il via libera del comitato etico per uso compassionevole del Bambino Gesù, il nulla osta del centro trasfusioni sangue, l'istituto Spallanzani ha identificato il donatore di sangue adatto, il San Camillo, dove avviene la raccolta del plasma, l'ha inviato. «Il 9 maggio l'infusione presso il centro covid di Palidoro, non ha avuto problemi, poi si è negativizzato ed è stato ricoverato presso la sede del Gianicolo per iniziare il percorso di radio e chemio prima del trapianto».

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LA TECNICA
Nel frattempo anche il papà si era negativizzato. Il 29 maggio, al piccolo vengono infuse le cellule staminali appositamente manipolate per eliminare i linfociti T alfa/beta+, cellule pericolose per l'organismo del ricevente. Si tratta della tecnica messa a punto dall'équipe di Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e Terapia Cellulare e Genica e sviluppata nell'Ospedale Pediatrico della Santa Sede con la più ampia casistica al mondo (circa 700 i trapianti da genitore effettuati) su bambini affetti da leucemie e tumori del sangue. «Ha attecchito correttamente, è in ottime condizioni, promette bene, ha ripreso ad alimentarsi, aspettiamo qualche giorno per la dimissione». Le cellule del papà si stanno moltiplicando e si avvia verso la guarigione completa. Con le metodiche di manipolazione cellulare disponibili, la percentuale di guarigione con il trapianto di midollo da uno dei 2 genitori è sovrapponibile a quella ottenuta utilizzando un donatore perfettamente idoneo. Il carattere innovativo dell'intervento si deve al ricorso alla terapia con plasma iperimmune: «Nella letteratura medica specifica - spiega Locatelli - non risulta essere mai stato trattato un paziente pediatrico o un futuro ricevente di un trapianto di cellule staminali, con questo approccio per rendere il trapianto più sicuro. Dunque questo metodo risulta essere stato impiegato per la prima volta in un paziente leucemico, e ovviamente apre la strada a trattamenti analoghi. In generale l'infusione di plasma iperimmune «è una delle strategie più promettenti per il trattamento dei pazienti affetti da forme Covid con severo interessamento polmonare».

Ultimo aggiornamento: 11:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA