Capostazione Atac alle Canarie, inchiesta per danno erariale. Aveva aperto un B&B a Puerto Rico mentre risultava in malattia

Faro dei pm contabili: chieste all’azienda le buste paga incassate per un anno e mezzo

Capostazione Atac alle Canarie, inchiesta per danno erariale. Aveva aperto un B&B a Puerto Rico mentre risultava in malattia
di Lorenzo De Cicco
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 01:22 - Ultimo aggiornamento: 01:26

La Corte dei Conti ha bussato al portone dell’Atac: sotto la lente dei pm ci sono i compensi che la capostazione volata alle Canarie ha incassato per un anno e mezzo, mentre era formalmente in malattia e nel frattempo gestiva sull’isola un bed & breakfast con piscina, vasca jacuzzi, petali di rosa sparsi sugli asciugamani e vista mozzafiato sull’oceano. L’inchiesta appena avviata punta a capire se ci sia stato un danno erariale, dato che l’Atac, da marzo 2020 fino al settembre scorso, quando è scattata la sospensione una volta emersa la notizia sulle colonne di questo giornale, ha continuato a pagarle lo stipendio, garantito dai rimborsi dell’Inps.

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Capostazione Atac alle Canarie, inchiesta per danno erariale

E proprio gli esborsi dell’istituto di previdenza potrebbero ora essere chiesti indietro dalla Corte. L’indagine è alle battute iniziali, ma la municipalizzata ha già ricevuto una richiesta formale da parte della Procura, che vuole ottenere in tempi rapidi tutte le carte relative agli stipendi della dipendente. Insomma, le buste paga, per calcolare l’eventuale richiesta di risarcimento. Secondo fonti dell’azienda, la retribuzione complessiva per il periodo di malattia, dovrebbe ammontare a circa 15mila euro netti, considerando le decurtazioni che scattano in caso di assenze prolungate, anche quando sono giustificate. Difficile che la richiesta di risarcire il danno possa riguardare anche i manager dell’azienda del Campidoglio: è stata infatti proprio un’indagine interna della direzione delle Risorse umane a svelare la doppia vita della capostazione in malattia.

Non proprio una mission impossible, a dirla tutta, dato che la dipendente dell’Atac allietava i suoi seguaci su Facebook con una carrellata di post e foto dal paradiso subtropicale. Cin-cin sulla terrazza vista mare, la piscina a sfioro con le sdraio per gli ospiti della casa vacanze, le palme di Playa Puerto Rico. Una gallery accompagnata da stuzzicanti didascalie: «Benessere... è la parola chiave!!», scriveva per esempio, con l’emoticon di un cactus. E promuoveva il suo B&B: «Voglia di mare, di sole e relax? What else? Che altro? Contattaci per informazioni». E infatti al telefono della struttura ricettiva, rispondeva lei. Contattata anche ieri per chiederle se è informata sull’azione che sta portando avanti la Corte dei Conti, ha attaccato il telefono. Non sembra in vena di dichiarazioni.

«UNA FRATTURA»

A settembre però aveva raccontato la sua versione. Tutta colpa di una frattura, sosteneva. «Mi sono rotta la gamba qui, appena arrivata sull’isola, all’inizio del 2020. Una coincidenza? Sì. Sono scivolata dalle scale durante alcuni lavori». Insomma, è rimasta in malattia per un anno e mezzo, per una frattura. «Che devo fare, purtroppo... Adesso sto facendo la fisioterapia - spiegava - Con la pandemia qui si era bloccato tutto, non ho potuto iniziare prima. Ho anche la spalla storta! Ho il gesso». Anche se nella foto del profilo di Whatsapp si mostrava in piedi, senza tutore, a passeggio sul porto. Niente gesso. «Ma è una foto vecchia, di qualche anno fa», la replica. Per l’Atac comunque il caso è chiuso: la dipendente a fine settembre si è dimessa. Sulle prime sembrava intenzionata a conservare il posto fisso: «I miei certificati medici ci sono, non capisco cosa abbia contestato l’Atac. Vedremo se applicano la legge oppure no. Io per il momento sono concentrata solo sulla mia salute. E ho un bel panorama per rimettermi, no?». Ma alla fine, forse travolta dall’onda delle polemiche (onde meno gentili di quelle dell’arcipelago subtropicale) ha deciso di lasciare. Adiòs Atac, resterà sulla spiaggia di Puerto Rico.

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