Tolfa, uccide il compagno di caccia appena conosciuto. «Pensavo fosse un cinghiale»

Tolfa, uccide il compagno di caccia appena conosciuto. «Pensavo fosse un cinghiale»
di Stefano Pettinari e Mirko Polisano
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Martedì 19 Ottobre 2021, 00:02

«Da dietro il cespuglio avevo notato uno strano movimento, credevo fosse un cinghiale e così ho aperto il fuoco, poi mi sono accorto di Daniele e di quello che avevo fatto». È ancora incredulo T.E., il 27enne di Civitavecchia indagato per la morte di Daniele De Francesco, 42enne di Acilia che aveva raggiunto le colline e i boschi di Tolfa per una battuta di caccia, come spesso faceva la domenica. Ma è tra quei rovi e arbusti dal verde intenso che il 42enne ha trovato, invece, la morte. Si era fatto accompagnare dal papà che è stato immediatamente travolto dalla tragedia. 

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I FATTI
Tutto accade domenica pomeriggio, nella macchia di Poggio Finocchio, a Tolfa. Un giovane cacciatore di ventisette anni di Civitavecchia, T.E. ha sparato e ucciso un suo compagno di caccia, Daniele De Francesco, quarantaduenne di Acilia. Il tutto alla presenza del padre della vittima, che era a caccia insieme ai due giovani. L’uomo ha dovuto vivere “in diretta” la morte del figlio. «È stato un errore», ha subito dichiarato il 27enne ancora sotto choc per l’accaduto. I tre, tra l’altro, si erano trovati per caso. A quanto avrebbero accertato gli inquirenti, non si conoscevano, si sono incontrati casualmente nell’area dove solitamente i cacciatori della zona parcheggiano le proprie auto prima di addentrarsi nel bosco, intorno a mezzogiorno di domenica scorsa. 

LA PASSIONE
Dopo aver scambiato poche parole sulla passione che condividevano, hanno deciso di condividere anche quella battuta di caccia. I due giovani si sono mossi insieme, mentre il genitore di Daniele De Francesco ha scelto di prendere un’altra direzione e si è allontanato da solo. Il 27enne di Civitavecchia e il quarantaduenne di Acilia, ad un certo punto hanno notato degli uccelli, delle colombacce, ed hanno deciso di andare a posizionarsi per sparare a quelle. Poi, dopo essersi allontanati di qualche metro, il civitavecchiese ha sentito un rumore forte dietro un cespuglio, ha pensato che potesse trattarsi di un grosso animale, forse un cinghiale, ha mirato e ha fatto fuoco. Ma dietro quel cespuglio, purtroppo, c’era Daniele De Francesco, con la cartuccia che lo ha colpito alla testa, uccidendolo sul colpo. Il padre del ragazzo ha sentito il colpo, e pochi istanti dopo ha sentito le urla del civitavecchiese che chiedeva aiuto. È accorso ed ha visto una scena che nessun genitore vorrebbe mai vedere. «Non ero molto distante dal luogo dell’accaduto - ha detto alle forze dell’ordine con la voce rotta dalle lacrime, papà Giovanni - ho sentito degli spari e qualcuno che urlava. Mi sono sentito svenire, ho riconosciuto quella voce e ho subito pensato a Daniele. Poi sono riuscito a raggiungerli e non ho capito più nulla». «Non si può morire così a 42 anni - ha proseguito papà Giovanni - non ci sono parole, solo silenzio e dolore». Daniele De Francesco aveva per la caccia un’autentica passione. Lascia la moglie e un bambino di appena tre anni. «Era un padre e uomo eccezionale», ricordano i familiari stretti nel dolore. 

I SOCCORSI
Insieme al 27enne hanno immediatamente chiamato i soccorsi, ma per Daniele non c’era più nulla da fare. Sull’incidente è stata aperta un’indagine dalla procura di Civitavecchia, condotta dai carabinieri. Il giovane di Civitavecchia è stato iscritto sul registro degli indagati per omicidio colposo, ma sul fatto che si sia trattato di un drammatico incidente non sembra esserci alcun dubbio. Il fucile da dove è partito il colpo fatale è stato posto sotto sequestro. L’unico elemento che gli inquirenti vogliono verificare è infatti sul tipo di cartuccia con cui era stato caricato quel fucile.
 

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