Roma, sos buche: «Mio figlio Edoardo ucciso dalla voragine e vogliono salvare i colpevoli»

Edoardo Giannini, morto per una buca sulla Tangenziale a Roma
di Camilla Mozzetti
4 Minuti di Lettura
Domenica 19 Luglio 2020, 00:44 - Ultimo aggiornamento: 00:53

Roberto Giannini ogni mese parte da Fiano Romano e arriva sulla Tangenziale Est, poco prima dell’uscita per viale Libia. Lascia un mazzo di fiori per suo figlio Edoardo che la notte del 24 luglio scorso, a soli 23 anni, mentre stava tornando a casa perse il controllo del suo scooter in prossimità di una voragine. «È stata colpa di quella buca se mio figlio è morto», ribatte oggi il padre del ragazzo ricordando anche come l’amministrazione di Roma Capitale si affrettò, con una solerzia inattesa, a ricoprire quello squarcio sull’asfalto a poche ore dall’incidente, quando il corpo di suo figlio giaceva ancora nella camera mortuaria del policlinico Umberto I. Questa tempestività rese più difficili le perizie per ricostruire puntualmente la dinamica del sinistro. La Procura, che all’epoca aprì un fascicolo per omicidio colposo, ha chiesto l’archiviazione sollevando il Campidoglio da ogni responsabilità sulla manutenzione della Tangenziale Est dopo aver acquisito la perizia cinematica dell’ingegner Lucio Pinchera secondo cui il 23enne non sarebbe morto per quella voragine o, almeno, non ci sarebbe finito dentro.

Roma, quattro incendi in poche ore. Da Boccea all'Ardeatina

Roma, buche, bus a fuoco e rifiuti: i mali che Grillo non vede

 

LA BATTAGLIA


Eppure la famiglia non si arrende: «Mi aspetto che qualcuno dica “sì, abbiamo sbagliato”», sussurra ancora papà Roberto che, per mano del suo legale, l’avvocato Tommaso Di Gasbarro, ha presentato opposizione depositando una contro perizia (affidata al geometra Marco Marcon) che ribalta la ricostruzione accolta dalla Procura: «Siamo ora in attesa del gip, la buca stradale e i detriti da essa prodotta – spiega l’avvocato - hanno rappresentato un ostacolo visivo o una causa definitiva per la morte di Edoardo». In mano alla famiglia ci sono le foto della polizia locale scattate subito dopo l’incidente. Immagini che ritraggono il corpo martoriato di Edoardo e il suo scooter distrutto a una distanza troppo vicina dalla buca per credere che quella voragine non abbia contributo a far perdere il controllo del mezzo al ragazzo: «Direttamente perché ci è finito dentro o indirettamente perché nell’eventualità che Edoardo l’abbia vista e cercato poi di evitarla - ipotizza l’avvocato Di Gasbarro - è andato a sbattere contro il guardrail, che non era a norma, rimbalzando sul palo della luce». Sulla voragine, tuttavia, non si è potuto intervenire con un ulteriore sopralluogo delle parti giacché fu ricoperta da una colata di asfalto a poche ore dal sinistro.

«Comprendiamo la necessità di mettere in sicurezza la strada - conclude il legale - ma in questo modo è stato impossibile approfondire le analisi per la ricostruzione della dinamica». Si sarebbe potuto interdire una parte della strada al transito veicolare, ma così non fu. E oggi c’è il rischio che quell’incidente mortale resti senza responsabili. «Mio figlio non beveva, non si drogava – prosegue il papà – anche l’autopsia dimostrò che Edoardo stava bene ed escludiamo che possa essersi distratto o aver avuto un colpo di sonno perché per il lavoro che faceva (portava avanti il bar di famiglia occupandosi della fascia serale) non può aver avuto neanche un colpo di sonno». Una battaglia accorata quella della famiglia Giannini, iniziata il mattino del 25 luglio di un anno fa quando il signor Roberto ricevette una telefonata dalla polizia locale: «Suo figlio ha avuto un incidente, venga al policlinico Umberto I». Ma il padre di Edoardo non ebbe neanche il tempo di salutarlo: quando varcò l’ingresso dell’ospedale il ragazzo era morto da pochi minuti in sala operatoria.

 

L’INTERVENTO


Nessuno gli spiegò cosa fosse realmente successo. Lui e la moglie Francesca credettero che un automobilista aveva investito Edoardo e poi era fuggito. «Quando stavo tornando a casa dopo aver fatto il riconoscimento di mio figlio - aggiunge il signor Giannini - vidi gli operai al lavoro e mi fermai a registrare tutto, non ci credevo: la buca era stata subito ricoperta». «Edoardo non è morto per una sua negligenza ma per quella voragine. Ogni mese porto dei fiori e fotografo sempre la strada. Dopo la morte di Edo quella buca tornò a gonfiarsi mentre ultimamente hanno riasfaltato solo quel punto. Mi domando: perché da San Giovanni fino alla Salaria, dove ci sono altre buche, soltanto quel tratto è stato sistemato?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA