ROMA

Ama, boom di malati sospetti: «Andranno a pulire le strade»

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Lorenzo De Cicco
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Da Trastevere a Cornelia da febbraio i primi 260 dipendenti diventeranno spazzini di «quartiere»

Siete « inabili» a maneggiare carichi pesanti? Ecco scopettone (leggero) e paletta altrettanto agevole da movimentare. Con questa attrezzatura snella, i primi 260 netturbini «inidonei» dell’Ama saranno spediti in strada. Quando? I primi di febbraio. Tra massimo 10 giorni saranno ufficialmente in servizio come «spazzini di quartiere». Almeno non passeranno il turno a fare i “portieri” delle sedi della municipalizzata solo perché, certificato medico alla mano, dichiarano di non poter svolgere la mansione per cui sono stati assunti (e per cui sono tuttora stipendiati). Cioè portar via l’immondizia dai cassonetti. Il caso dei netturbini « inabili» di Roma è emerso i primi di dicembre, quando Il Messaggero ha svelato un rapporto chiesto dal nuovo amministratore unico dell’azienda, Stefano Zaghis, in carica da ottobre. Quella relazione, messa nero su bianco dall’ufficio Risorse Umane diretto da Marcello Bronzetti, dice che un netturbino su 3 è «inidoneo» all’incarico. «Tra gli oltre 4.300 operatori ecologici di Ama, circa 1.500 risultano essere idonei parziali (in modo permanente o temporaneo) o inidonei (permanenti o temporanei) alla specifica mansione assegnata», c’era scritto nel report.

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L’ad Zaghis ha ribadito questo paradosso l’altro ieri, nel corso della seduta della Commissione Ambiente. «Per quanto riguarda i lavoratori “inidonei” - ha detto - c’è un grosso disallineamento tra Roma e le municipalizzate delle altre città italiane: la media nazionale è del 17% dei dipendenti, mentre noi abbiamo il 32%. Non va bene, come si fa a lavorare in queste condizioni?». Ecco allora la stretta, che naturalmente poco piace ai sindacati che difatti già ieri rumoreggiavano, chiedendo che tutte le mosse sulla «riorganizzazione» dei dipendenti, d’ora in poi, siano concertate. Ma Zaghis, sul punto, tira dritto. Tanto che, si diceva, i primi 260 « inabili totali» saranno mandati in strada a stretto giro di posta.

Dove? In una cinquantina di piazze e strade della Capitale, soprattutto nei dintorni delle stazioni della metro, ma anche nei luoghi di maggiore attrazione turistica. Le prime 9 aree sono già state definite. I dipendenti « inabili», armati di ramazza soft, si occuperanno della pulizia dei dintorni del Colosseo e di tutto il parco archeologico. Lavoreranno anche a piazza Testaccio e alla Fontana delle Brocche, a piazza Indipendenza vicino al capolinea degli autobus, in via dei Giardinetti al Casilino, in viale Giulio Agricola accanto alla stazione del metrò. E ancora: sulla Laurentina, nei pressi della fermata della linea B, in via del Trullo nei paraggi del mercato, in piazza Biondo Flavio e nella vicina stazione di Trastevere, sulla Circonvallazione Cornelia, nei pressi del capolinea della metro A (che però, al momento, è chiuso per lavori sulle scale mobili). Si partirà subito e sarà riconvertito quasi il 20% degli «inidonei». Poi toccherà agli altri. Perché per avere una Capitale pulita «come Disneyworld», così ha detto l’altro giorno l’ad dell’Ama, tocca sì avere più mezzi (arci-vecchi, non a caso 1 su 2 è fermo per guasto), ma anche migliorare l’efficienza di tutti i lavoratori, compresi gli «inidonei». Che ora, con scopa e paletta, diventeranno «operatori ecologici di quartiere».

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