ROMA

Roma, il piano dei poliziotti corrotti: «Gestiamo noi i beni confiscati»

Giovedì 28 Giugno 2018 di Michela Allegri e Valentina Errante

Uno dei progetti, già avviati, era riuscire ad aggirare le regole previste per i beni confiscati. E arrivare alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale. Dove Simona Amadio, la cancelliera della Procura finita in manette insieme a sei poliziotti e a Carlo D'Aguano, imprenditore legato alla camorra con cui era in affari, diceva di essere praticamente di casa. E ora l'inchiesta che ha travolto gli impiegati infedeli potrebbe allargarsi. La pm Nadia Plastina e i carabinieri del Nucleo investigativo potrebbero approfondire la posizione degli amministratori giudiziari che, intercettati, parlavano al telefono con gli indagati. Il sospetto è che il riacquisto dei beni confiscati, attraverso prestanome, possa avere trovato la compiacenza proprio degli amministratori scelti dal Tribunale. Nel frattempo, oggi la Amadio - assistita dall'avvocato Paolo Gallinelli - e gli altri arrestati verranno sentiti dal gip per l'interrogatorio di garanzia.

LA SEZIONE
Il 22 marzo, dopo avere incontrato D'Aguano, monitorato dalla Dda, la Amadio fa un resoconto al compagno Angelo Nalci, uno dei poliziotti finiti in manette. L'affare in ballo riguarda la gestione del Greta Caffè di via Casilina. La cancelliera, che conta di entrare in affari con l'imprenditore, sostiene che «per concretizzare dovrà intercedere tramite tale Livio- che definisce «commesso» alla sezione Misure di prevenzione - in modo da accelerare la procedura» di acquisizione del ramo d'azienda della società confiscata alla camorra: «Mo' devo parlare con Livio, il commesso delle Misure di prevenzione, che quello è uno zaraffo... mi ha detto Rosalba che Livio a Muntoni ce l'ha sotto», commenta. Il riferimento è al presidente della sezione, Guglielmo Muntoni, che la Amadio vorrebbe scavalcare.

GLI AMMINISTRATORI
Qualche settimana prima, la donna aveva incontrato D'Aguano in un centro commerciale. E, insieme all'imprenditore, aveva chiamato Rocco Mallamace, direttore amministrativo in servizio in Tribunale. «Ci capisce ed è mio fratello», diceva ai soci. L'obiettivo, ottenere informazioni sulla cessione di un ramo d'azienda, sostenendo che interessasse a un'amica: «ha visto l'annuncio su Subito». Il dirigente inconsapevole dei progetti illeciti della donna e, «in buona fede», sottolineano gli inquirenti, rispondeva che sicuramente c'era un amministratore. »Massimo Ceccarelli, lo conosci?», lo incalzava la Amadio, che cerca di non destare sospetti: «Chiaramente non lo posso comprare io... ma eventualmente tu se chiami un attimo Ceccarelli puoi sapere chi è?».

Il 13 marzo, la cancelliera telefona a Ceccarelli, amministratore dell'Alba srl. E dalle intercettazioni emerge che l'amministratore è già in contatto con D'Aguano. Annotano i carabinieri in un'informativa: «I due concordavano che lo stesso Ceccarelli indicasse cosa scrivere nell'istanza di acquisizione». «Ti faccio chiamare dall'avvocato», dice D'Aguano. E Ceccarelli: «Io a te non te posso veramente dà niente, non so come poterti spiegare... per ovvi motivi... però a questo punto se la fa il tuo avvocato per conto del suo cliente per me è pure meglio».
 

Ultimo aggiornamento: 19:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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