Roma, il crollo del palazzo al Flaminio colpa di un geometra

Martedì 7 Giugno 2016 di Michela Allegri

Un progetto complesso stilato dal titolare di una ditta edile, che non aveva nessuna abilitazione in architettura o in ingegneria. Per ottenere i permessi necessari, infatti, il bozzetto in questione è stato vistato e siglato da un geometra. Un professionista che, secondo gli inquirenti, avrebbe dato per buono con troppa superficialità quel prospetto lacunoso e, si è appreso dopo, pericoloso.
 

 

La decisione di realizzare un open space nell'appartamento al quinto piano del palazzo sul lungotevere Flaminio numero 70, ricavato abbattendo una sfilza di tramezzi che funzionavano praticamente come muri portanti, si è rivelata pessima. Le conseguenze sono arrivate lo scorso 22 gennaio, quando gli ultimi tre piani dell'edificio sono crollati e una ventina di famiglie sono rimaste senza un tetto sulla testa. Gli inquirenti stanno ancora studiando la relazione depositata dagli ingegneri Claudio De Angelis e Lucrezia Le Rose, ma è già chiaro che per l'incidente le responsabilità sono plurime. L'imprenditore che si sarebbe improvvisato progettista e il geometra che ha approvato il prospetto sono a rischio iscrizione nel registro degli indagati con l'accusa di crollo colposo. Nessuno dei due si sarebbe preoccupato di effettuare uno studio della stabilità dell'edificio, vecchio di ottant'anni e già stressato da diversi interventi di ristrutturazione effettuati dalla data di costruzione - il 1936 - ad oggi. La demolizione dei pilastri, per chi indaga, sarebbe avvenuta senza criterio, e le poche colonne rimaste in piedi si sono sbriciolate sotto il peso del soffitto che, sfracellandosi sul pavimento, ha trascinato nella caduta i due piani superiori. L'abbattimento dei tramezzi, a detta dei consulenti, sarebbe dovuto essere preceduto da un rafforzamento delle colonne portanti. Proprio quelle colonne, cedendo, hanno fatto crollare il soffitto e gli appartamenti soprastanti.
 

 
IL PROPRIETARIO
La contestazione di crollo colposo potrebbe essere mossa anche al responsabile dell'azienda che ha poi realizzato gli interventi e, soprattutto, al proprietario dell'appartamento, il petroliere Giuseppe Rigo De Righi, che aveva appena acquistato quella casa pagandola circa un milione di euro. Una sua eventuale colpa potrebbe essere stata quella di non aver selezionato personale qualificato, agendo quindi con troppa leggerezza. Le posizioni dei tecnici e del committente dei lavori sono al vaglio del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e della pm Antonella Nespola, che per il momento procedono contro ignoti, ma che già nei prossimi giorni effettueranno le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Non sono invece emerse responsabilità dell'inquilina del sesto piano, l'architetto Lidia Soprani. La donna aveva riempito il terrazzo di casa di vasi e arbusti. Quel giardino pensile non ha inciso sul crollo: il balcone, totalmente a norma, sarebbe collassato perché rimasto privo dell'appoggio al piano di sotto. Nel frattempo, gli inquirenti hanno disposto il dissequestro dell'immobile e le famiglie sfollate stanno rientrando a casa. L'odissea dei residenti, però, potrebbe non essere finita. La Procura, infatti, ha dubbi sulla sicurezza dello stabile, i magistrati hanno sollecitato il Comune a procedere con le verifiche.

Ultimo aggiornamento: 18:51

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