Furio Camillo, gli ultimi istanti di Marco, ucciso da un errore umano

Giovedì 9 Luglio 2015
Stava tornando a casa, dal papà. Era per mano con sua mamma Francesca, in un caldissimo giorno di luglio, pronto a tuffarsi nell'inferno della metropolitana, che da giorni, a causa dello sciopero bianco dei macchinisti, per i pendolari è diventata una dannazione più del solito.



Cose che Marco, 4 anni, non poteva sapere. Però faceva caldo, lì nella stazione di Furio Camillo. Quando è salito sull'ascensore si è accorto che qualcosa non andava dallo sguardo della madre. Improvvisamente, dopo una brusca interruzione della discesa, madre e figlio si sono ritrovati bloccati lì, al buio, con un caldo soffocante.



Francesca ha chiamato aiuto, cercando qualcuno che potesse tirarli fuori da quell'ascensore. E quel qualcuno è arrivato. Si sentiva la sua presenza, proprio accanto a loro. I soccorritori si erano affiancati con un altro ascensore, aprendo una botola per farli passare nella cabina funzionante.



Forse Marco l'avrà presa come un gioco, come una cosa divertente, con lo spirito disincantato dei bambini della sua età. Come quando guidava la sua macchinina giocattolo. Alla fine si trattava di fare un saltino da una parte all'altra. Ma in un istante quel gioco pericoloso si è trasformato in una tragedia.



Non è chiaro cosa sia successo in quell'ascensore. Una cosa sola è sicura, al momento. Marco era con la sua mamma. Era tranquillo e felice. Calzoncini corti e maglietta le teneva la mano pensando a quando avrebbe riabbracciato il suo papà Giovanni, che avrebbe chiuso il suo negozio e li avrebbe raggiunto nella loro casa di via Cesare Baronio, in zona Appia. E ora non c'è più. Ultimo aggiornamento: 20:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA