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Bimbo morto in metro, vigilante nei guai: il piccolo cadde nella tromba dell'ascensore a Furio Camillo

Bimbo morto in metro, vigilante nei guai: il piccolo cadde nella tromba dell'ascensore a Furio Camillo
di Michela Allegri
2 Minuti di Lettura
Venerdì 30 Dicembre 2016, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 22:27
Un ascensore che si blocca all'improvviso, mamma e figlioletto che rimangono intrappolati. Un caldo asfissiante, in pieno luglio. Il panico: il bimbo, di soli quattro anni, si spaventa e la madre chiede aiuto. Poi, un intervento irregolare, effettuato in buona fede da personale non autorizzato. Un montacarichi fatto salire al livello dell'elevatore fermo, una porticina che si socchiude, uno spazio di mezzo metro aperto sul vuoto. E la tragedia: Il bambino che corre convinto di essere finalmente libero, non s'accorge di dover fare un salto e precipita da venti metri d'altezza. E muore.

IL FILONE
E' passato un anno e mezzo dall'incidente costato la vita al piccolo Marco, arrivato a Roma da Latina con la madre e caduto nella tromba dell'ascensore della metropolitana Furio Camillo. Ora, l'addetto dell'Atac che ha effettuato l'intervento di soccorso pur non essendo abilitato, rischia di finire a processo per omicidio colposo. E a un passo dal banco degli imputati: la pm Maria Letizia Golfieri ha firmato una richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti. Non è tutto. Il magistrato ha aperto un secondo filone d'indagine ed è in attesa dell'ultima consulenza tecnica. Nel mirino degli inquirenti, possibili ritardi nei soccorsi e, soprattutto, la manutenzione forse carente dell'ascensore.

LA TRAGEDIA
I fatti risalgono al 9 luglio del 2015. Marco cammina accanto a mamma Francesca dopo una giornata di shopping trascorsa a Roma. Alla metro Furio Camillo, la donna decide di prendere l'ascensore che dalla biglietteria conduce ai binari. La corsa d'improvviso s'arresta: Francesca e Marco sono bloccati lì dentro. Passano venti minuti, il bimbo si agita. «Stiamo svenendo, qui non respiriamo. Potrebbe sollecitare?», dice Francesca parlando al microfono collegato con il gabbiotto della sicurezza. Un tecnico dell'Atac risponde. Chiama i soccorsi, ma il tempo continua a passare. Decide quindi d'intervenire, anche se non sarebbe di sua competenza. Effettua da solo la manovra di salvataggio. Fa scendere un montacarichi fino al livello dell'ascensore bloccato. Poi, apre entrambe le porte. Il tecnico dimentica di inserire una passerella nello spazio tra i due elevatori. Marco sguscia via dalle braccia della mamma e corre verso l'operatore. Non salta, cade nel varco, precipita per venti metri. Immediato l'intervento dei vigili del fuoco e dei paramedici del 118. Ma per il piccolo non c'è nulla da fare.