Corona d'alloro sulla lapide apposta in ricordo di Rapesta, poliziotto ucciso dai Nar

Lunedì 12 Maggio 2014 di Marco De Risi
Giuseppe Rapesta
L’importanza di ricordare per tenere viva la memoria. Lui č stato una delle decine vittime degli ”anni di piombo”, il periodo piů buio del nostro Paese inghiottito in una spirale di violenza e sangue che sembrò senza fine. Si chiamava Giuseppe Rapesta, 56 anni, tre figli piccoli, appuntato della Polizia di Stato, in servizio nella Polizia Ferroviaria di Roma. Morì il 12 maggio del 1982 nell’ospedale San Giovanni ferito a morte dai colpi di pistola sparati da un commando dei ”Nar” (il gruppo di estrema destra dei Nuclei armati rivoluzionari) mentre il poliziotto si trovava negli uffici della stazione San Pietro.



L’agguato scattò il 6 maggio, quando, alle 21.30, tre terroristi, a volto scoperto, fecero irruzione nei locali dove Giuseppe Rapesta si trovava da solo. Furono sparati diversi colpi di pistola uno dei quali colpì alla testa il poliziotto al quale fu sottratta l’arma di ordinanza. Immediato il trasporto all’ospedale Santo Spirito, poi il trasferimento al San Giovanni dove il 12 maggio Giuseppe Rapesta morì a causa della ferita devastante alla nuca di un proiettile calibro 7.65.



L’ennesima vittima di un agguato vigliacco ad opera dei terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari in seguito arrestati e accusati di una lunga lista di omicidi di rappresentanti delle forze dell’ordine. Stamattina c’è stata la commemorazione della morte del poliziotto: il vicario della Questura di Roma, Lorenzo Suraci, ha deposto, insieme a Domenico Ponziani, dirigente della polizia ferroviaria del Lazio, una corona di alloro sulla lapide collocata all’interno dell’Ufficio Polfer della Stazione San Pietro teatro dell’episodio che ne causò la morte. Alla commemorazione erano presenti i familiari della vittima e le AutoritĂ  Civili e Militari.
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