Roma, «Prendi le pillole e dimagrirai», donna ridotta su una sedia a rotelle: il dietologo rischia il processo

Sabato 24 Dicembre 2016 di Adelaide Pierucci
Voleva smaltire i quattro chili di peso presi durante la gravidanza gemellare. E quando il dietologo le aveva consigliato delle pillole non si era tirata indietro. Erano - si è scoperto poi - pastiglie anoressizzanti, a base di fenilpropanolamina, una potente molecola che può causare l'ictus, e in qualche caso la morte. Ma Catia Parenza, 48 anni, ex manager della Luiss Enlabs, fortunatamente non è morta. Ha solo dovuto rinunciare alla vita precedente. Niente più passeggiate, jogging, lavoro, nuotate. Da più di un anno è relegata su una sedia a rotelle, per di più quasi priva dell'uso della parola, e costretta a vedere crescere i figli, senza potersi decidare completamente a loro. Sono bastate le prime due pastiglie ingerite il 8 settembre dello scorso anno, secondo una perizia, a scatenargli un ictus che le ha devastato la salute.

LESIONI GRAVISSIME
Pasticche, che per la procura, non sarebbero dovute essere prescritte. Il dietologo di fiducia, P. S., così, a breve potrebbe finire a processo con l'accusa di lesioni colpose gravissime. Il sostituto procuratore Maria Gabriella Fazi ha appena chiuso le indagini nei confronti del medico e si prepara a chiederne il giudizio in tribunale. «Volevo perdere quattro chili ed invece ho perso tutto» ha detto la donna. Parole pronunciate con estrema difficoltà, perché Catia, la bella donna che voleva vedersi ancora più magra dei suoi sessanta chili, non è più riuscita a recuperare a pieno l'uso della parola. E quando ha difficoltà usa carta e penna per comunicare. Era stata proprio lei a pochi mesi dall'ictus che l'aveva portata persino al coma a voler raccontare sul Messaggero quanto subìto. «Perché altre donne, e altri uomini, non cadano nello stesso errore, nella stessa trappola» aveva detto,«Non mi erano state illustrate le controindicazioni. Ordinai le pasticche in una farmacia galenica. Dopo poco la prima assunzione l'orrore dell'ictus. Ho pensato di morire, di non poter più rivedere i miei bambini. E risalire la china è una fatica enorme. Sentirmi di peso non mi aiuta». La manager ha dovuto rinunciare all'indipendenza. Ogni giorno deve affrontare sedute di fisioterapia o di logopedia facendosi aiutare negli spostamenti dal compagno o da un autista. Una baby sitter compensa le incombenze con i piccoli. Una badante l'assiste e l'aiuta in casa.

LE PASTICCHE
Catia, erede di antiquari alle spalle, con l'aiuto del dietologo sperava di smaltire tre o quattro chili. Voleva riprendere la stessa linea perfetta, che aveva prima di una gravidanza gemellare di qualche anno prima. Nel giro di un mese la paziente avrebbe riacquistato la pancia piatta. L'8 settembre una farmacia prepara il farmaco galenico e il giorno dopo quando la manager prende la prima pillola collassa in casa. La corsa in ambulanza al Santo Spirito, qualche palazzo più in là, e poi il ricovero in fin di vita al Gemelli per un ictus devastante. Le prime settantadue ore sono state le più terribili, ricorda il compagno. Abbiamo rischiato di perderla.
  Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre, 23:15

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