Comunali, boom di assenze: «A casa un mese all'anno»

Sabato 27 Ottobre 2018 di Lorenzo De Cicco

Le malattie sono le vacanze dei poveri, diceva Apollinaire. E forse anche di qualche dipendente pubblico. A forza di certificati medici, congedi parentali e sindacali, permessi di ogni risma, i lavoratori del Campidoglio riescono a restare a casa 27 giorni l'anno, in media, senza ovviamente calcolare le ferie. Insomma, un mese in più lontani dal logorio della vita impiegatizia, oltre alle vacanze. A dirlo è un rapporto sul personale sfornato poche settimane fa da Palazzo Senatorio, proprio mentre la Polizia locale iniziava a indagare sui 40 giardinieri comunali che timbravano il cartellino e poi passavano la giornata di servizio a fare tutt'altro, ben lontani da parchi e ville storiche che avrebbero dovuto sfrondare con la cesoia, come abbiamo raccontato martedì sul Messaggero.
I 24mila capitolini - anzi, per l'esattezza sono 23.881 - nel 2017 hanno disertato 653mila turni, quasi il 10% in più rispetto ai 598mila forfait del 2016. Ma in media, le assenze di ciascun comunale sono aumentate di oltre il 12% da un anno all'altro, perché mentre i turni sguarniti crescevano, i dipendenti diminuivano. E così ciascun vigile, impiegato e insegnante ha macinato l'anno scorso 27 giorni di assenze (sempre ferie escluse), mentre nel 2014 il contatore si era fermato a quota 24.
CERTIFICATI MEDICI
A gonfiare il monte delle assenze, sono soprattutto quelle per malattia: ben 258.332 nel corso del 2017. In media, quasi 11 giorni per dipendente comunale (10,89 c'è scritto nel report interno del Campidoglio), vale a dire 2 giorni in più rispetto all'anno precedente. Crescono a un ritmo allarmante anche le assenze per la 104: 131.490 giorni di servizio saltati per i congedi che, in teoria, dovrebbero permettere ai lavoratori di assistere un parente disabile.
In totale, gli addetti comunali con la licenza famigliare sono quasi 6mila (5.877), in calo rispetto al 2016 (erano 6.212), questa flessione è dovuta in buona parte ai controlli avviati dalla giunta e in parte al fatto che i dipendenti più anziani, nel frattempo, sono andati in pensione. Il congedo della 104 rimane sfruttato da quasi il 24% dei lavoratori del Campidoglio, otto volte in più che nel settore privato, dove la media è del 3%. Aumentano anche gli altri congedi retribuiti (48.187 giorni di assenza nel 2017 contro i 46.422 dell'anno precedente).
LE MUNICIPALIZZATE
Allargando il discorso e mettendo insieme sia i dipendenti comunali, sia quelli del sottobosco delle società controllate al 100% dall'amministrazione, in media ogni giorno rimangono lontani dal posto di lavoro circa 6mila addetti. Sempre tenendo fuori dal conto le ferie. All'Atac, lo abbiamo rivelato su queste colonne di recente, su 11.346 dipendenti in 2.888 hanno la licenza famigliare prevista dalla legge 104. Oltre il 25% del personale. Va leggermente meglio, si fa per dire, all'Ama, la società dei rifiuti, dove i dipendenti con il permesso per i parenti invalidi sono 1.600 su 7.810 (il 20,4%).
Inutile dire che ogni volta che si sono fatti controlli seri, sono venuti fuori malcostumi di ogni tipo. In Campidoglio, il delegato al Personale, Antonio De Santis, ha fatto partire una stretta già un anno fa e lo stesso sta accadendo nell'ultimo periodo anche all'Atac. E si è scoperto, per esempio, che con l'assenza pagata dalla società dei trasporti qualcuno era andato in vacanza in Calabria, altri ancora hanno sfruttato la legge 104 per fare il doppio lavoro, dal meccanico al gelataio. E a fine mese, doppio stipendio.
Lorenzo De Cicco
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