I rom di Roma tornano a casa: rimpatriati con i soldi del Campidoglio

Mercoledì 18 Luglio 2018 di Lorenzo De Cicco
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I rom di Roma tornano a casa: rimpatriati con i soldi del Campidoglio

In Campidoglio c'è chi l'ha già ribattezzato modello Sarkozy, ma all'amatriciana, perché i rimpatri muscolari organizzati dall'ex presidente francese nel 2010 erano tutti forzati, viene sottolineato, mentre quelli pensati dalla grillina Virginia Raggi sono «volontari». I soldi, in ogni caso, arriveranno dal bilancio comunale, quindi dai contribuenti romani, e l'operazione non è priva di spigoli. Tocca risolvere il problema delle fatiscenti baraccopoli dei rom, villaggi a volte «istituzionali» - pagati con fondi pubblici, milioni di euro l'anno - a volte germogliati nell'illegalità più totale. Un pratica spinosa che si trascina da anni e che finora è rimasta irrisolta.

Raggi ha deciso di prendere la questione di petto fin dal suo insediamento a Palazzo Senatorio. «Chiuderemo i campi», annunciò due anni fa, appena indossata la fascia tricolore. Del resto anche la sua sfidante a sindaco nel 2016, Giorgia Meloni, coniò per il problema il detto: «Se sei nomade, devi nomadare». E Matteo Salvini proprio per i campi rom introdusse la famosa ruspa nel vocabolario politico nazionale: «Raderei al suolo e spianerei con una ruspa tutti i campi», disse nell'agosto del 2015.

I RAPPORTI CON IL VIMINALE
Raggi nei toni è più morbida, ma soprattutto ora che si avvicina il faccia a faccia col ministro dell'Interno - non c'è ancora una data, ma si vedranno nelle prossime settimane - schiaccia sull'acceleratore per portare a casa, almeno, la chiusura di una baraccopoli. Facile a dirsi; difficile, parecchio, trasformare l'auspicio in realtà.
La prima via battuta dai pentastellati romani è stata quella del bonus affitto: un assegno mensile da 800 euro per i nomadi sgomberati che trovavano casa. Il problema è che nessuno l'ha trovata. Non per mancanza di volontà, ma perché proprietari di appartamenti che smaniassero per affittarne uno ai rom non se ne sono trovati. E infatti nel primo accampamento dove è partita la sperimentazione, il River, periferia Nord di Roma, su 420 ospiti appena in 4 hanno trovato una sistemazione così, tutti gli altri no. Lo sgombero, annunciato per luglio del 2017, poi per settembre, e rimandato un'infinità di volte fino all'ultimo aut-aut, «tutti fuori entro 48 ore» (ma non si capisce da quando), ancora non è avvenuto.

Ecco perché il Campidoglio ha deciso di cambiare strategia. Si prova con i rimpatri, o meglio «rientri assistiti volontari», spiegano i comunicatori pentastellati, battendo soprattutto sull'ultimo termine. «Niente espulsioni», anche perché non si potrebbe, soprattutto per chi viene da un paese dell'Unione europea come la Romania. Ogni famiglia che va via da Roma, intasca 3mila euro l'anno e sigla un patto con l'amministrazione per non tornare a vivere stabilmente nella Capitale. Ma, come hanno sottolineato subito le associazioni rom, il divieto non ha valore per chi è un cittadino Ue e ha il diritto «alla libera circolazione nei paesi dell'Unione». Dal Campidoglio ribattono che i soldi verranno dati un po' per volta, mese per mese, con controlli a distanza in Romania: quindi chi torna, non becca più un euro.

Per il momento, il nuovo approccio qualche risultato lo sta portando: il primo pullman è partito dieci giorni fa, direzione Transilvania, con a bordo 14 nomadi di origine romena. L'obiettivo è arrivare a quota 500 rom da rimpatriare, coinvolgendo anche i moldavi e i bosniaci che vivono alla Monachina e alla Barbuta, gli altri due campi da chiudere da qui al 2021.

Raggi parla di un «modello» Roma, una via che, sostiene la sindaca, «garantisce l'inclusione tramite un rigoroso rispetto della legalità». «Il rientro su base volontaria è uno strumento in grado di migliorare la vita di queste persone, assicurando nuove opportunità, e contribuendo efficacemente al superamento dei campi a Roma». Laura Baldassarre, ex Unicef oggi assessore alle Politiche Sociali di Roma, dice che questa «è la nostra terza via tra la ruspa e il lasciare le cose così come sono ora, perché la situazione va risolta».

Ultimo aggiornamento: 21:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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