Roma, mazzette sui campi rom: tre anni e mezzo alla dirigente capitolina

Mercoledì 11 Luglio 2018 di Adelaide Pierucci

Alla fine la condanna complessiva - per le mazzette nella gestione dei campi rom e per gli affari di Mondo di Mezzo - è arrivata. Emanuela Salvatori, la funzionaria del Campidoglio ribattezzata la zarina dell'ufficio Rom Sinti e Camminanti del Campidoglio, ieri, ha chiuso i conti aperti con la giustizia con una pena a tre anni, sei mesi e 18 giorni, uscendone però, a modo suo, a testa alta. Col nuovo patteggiamento concordato con la procura il primo era stato bocciato perché ritenuto inadeguato ha alzato di tre mesi la pena e comunque ha restituito 40.000 euro, versato altri 50.000 euro a Roma Capitale per i danni all'immagine, si è licenziata e ha rinunciato al Tfr.

Ma ha anche consegnato un memoriale dove ha confessato al gip Livio Sabatini il suo giro di bustarelle, non richieste ma accettate, e ricostruito il sistema corruttivo: «Non sono a conoscenza di cosa l'imprenditore Loris Talone regalasse ai colleghi» ha scritto, «ma una volta a me consegnò una cartellina con dentro 2000 euro. In riferimento alle dazioni di denaro dichiaro di non aver mai chiesto niente a Roberto Chierici (l'imprenditore che secondo l'accusa sarebbe stato da lei favorito) che alcune volte mi ha consegnato del denaro come si può vedere dai filmati. Piccole somme, da 800 2000 euro, che però io non ho disdegnato di accettare. Mi ha anche regalato due permessi per il Gran Teatro. E proposto di pubblicizzare l'attività di mia figlia (odontoiatra, ndr) su una tv, ma non se ne è fatto niente, mia figlia non era interessata».

Il problema, ha aggiunto ancora l'imputata, è che «per la gestione dei 25 campi rom di Roma si lavorava sempre in emergenza, senza copertura finanziaria». Quindi confessa una turbativa d'asta. «Venivano spesso incendiati i quadri elettrici, si dava fuoco ai container. Come avvenne al campo della Barbuta: le fiamme danneggiarono le piste di Ciampino, bloccando i voli. Remo Curcio lavorò h24 per risolvere il danno, ma non venne pagato. Quando furono stanziati i fondi a novembre 2013 favorimmo la Coop di Curcio per un appalto da 136.000 euro apponendo una firma apocrifa facendo risultare che l'offerta fosse pervenuta un giorno diverso». La prima proposta di patteggiamento a 3 anni e 3 mesi, nonostante le restituzioni in denaro, era stata bocciata dal gip Claudio Carini, poi ricusato. Per lui la pena accordata era troppo lieve.

Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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