RAGGI

Grillo marca Raggi, tagliando a gennaio ma dica subito il suo no ai Giochi `

Sabato 17 Settembre 2016 di Claudio Marincola

Grillo concede alla Raggi poco più di tre mesi di tempo «a gennaio facciamo il tagliando, vigiliamo step-by step». Ma prima il no chiaro alle Olimpiadi. Una fiducia ad orologeria, forse non troppo apprezzata dal sindaco che invece continuava a puntare sul sostegno del comico. Se infatti voleva essere un assist, Grillo ha ottenuto l'esatto contrario. Ha destabilizzato l'ambiente dando una scadenza precisa. Se voleva essere un ultimatum - si fa osservare nell'entourage del direttorio pentastellato - doveva essere più tassativo, meno ambiguo.
Dall'arrocco grillino filtra anche altro. L'invito a «serrare le file», a mettere la Raggi «alla prova». E filtra la rabbia per gli scontri che si consumano quotidianamente su Facebook - fino ieri oggetto di vertiginose negazioni - una tensione che sale a galla, a portata di mouse. Grillo vuol ricomporre i dissapori. I panni sporchi si lavano in famiglia, non si stendono come un bucato sulle bacheche di Facebook. Ancora troppi sono i però rancori, esibiti pubblicamente. I Meet-up sono ormai Medioevo, vengono scavalcati dai social e la base, tagliata fuori dal potere decisionale, protesta.

RISCHIO AZZERAMENTO
Roberta Lombardi ha fatto il primo passo. Ha dichiarato guerra e ha allertato nell'aula Giulio Cesare e nei municipi romani i suoi fedelissimi. Idem Carla Ruocco meno influencer della Lombardi ma comunque con un ruolo strategico per il M5S. Economia, finanza, inchieste, rapporti personali con Grillo, pubbliche relazioni. Porte che si erano aperte e ora vengono sbattute in faccia alla Raggi. Sarà un caso ma il post in cui il sindaco capitolino rivendica, a stretto giro, le cose fatte in questi primi due mesi e mezzo («M5S non si ferma davanti alle difficoltà e agli attacchi quotidiani di chi ci teme»), rilanciato sul blog della Casaleggio, a sera tardi non era stato ripreso da nessuno dei big. Neanche un like. Silenzio glaciale. Solo Roberto Fico, e rispondendo ad una domanda specifica, (a Portici, Napoli), si è compiaciuto per l'apparente sostegno al sindaco: «Bene Grillo». Salvo aggiungere che «chi rispetta i programmi del M5S, rispetta il voto dei cittadini e il Movimento, questo vale per Raggi, per tutti i sindaci, parlamentari e tutti gli eletti del M5S». Poco meno di un avvertimento, insomma.
Ma Grillo è andato oltre. Ha stilato l'agenda della Raggi che «va lasciata lavorare», e che «a breve dovrà fare una bella conferenza stampa per dire no alle Olimpiadi», perché «deve portare avanti il programma, e a Roma ne abbiamo uno meraviglioso». A sentirsi precaria non così non è solo la Raggi. Anche il direttorio è in discussione e dovrà sottoporsi al suo bravo tagliando di fine anno, (anche se questo Grillo non lo ha detto). Casaleggio jr ne aveva chiesto l'azzeramento. Il comico ha mediato perché venisse allargato estendendo le deleghe anche a chi ora si occupa di Rousseau, il sistema operativo che regola la vita interna degli iscritti, il cuore della democrazia digitale. Vuol dire che a gennaio ci sarà una revisione generale. Se le diatribe interne non cesseranno resteranno in campo solo i dioscuri, Di Maio in primis e un metro dietro Di Battista in sella al suo scooter. Gerarchie che da qui alle prossime elezioni politiche possono cambiare.

IL PAMPHLET
Non bastassero gli scontri interni, le frecciatine, gli ammiccamenti via social, sui vertici del M5S sta per abbattersi il pamphlet di Marco Canestrari. Escluso dalle candidature europee nel 2014, emigrato a Londra, l'ex braccio destro di Grillo, developer e videomaker dal 2007 al 2010, è pronto a sparare a zero sullo strapotere che verrebbe esercitato dallo staff-Casaleggio. Canestrari promette rivelazioni. Su tutto: rimborsi dei parlamentari; faide interne. Dirà chi tra i parlamentari non voleva il direttorio, come vengono scelti i candidature e le modalità del voto online. Un'altra mina da disinnescare.
 

Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 09:47

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