Bianchi (Svimez): «Il Paese si rilancia solo tutto insieme»

Bianchi (Svimez): «Ma il Paese si rilancia solo tutto insieme»
di Luca Cifoni
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Sabato 14 Agosto 2021, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 10:14

Luca Bianchi, direttore di Svimez, all’economia italiana serve il traino di una locomotiva come Milano?
«Mi pare che quello proposto da Giuseppe Conte sia un modello sbagliato: la contrapposizione tra Nord e Centro-Sud, il guardare all’Italia per singole parti, credo facciano parte di una visione superata. Semmai il tema è l’interdipendenza: le varie aree del Paese hanno in comune molto più di quanto si pensi, hanno problemi da risolvere che a volte sono anche simili. In questo senso l’immagine della locomotiva non funziona. Proprio quest’idea ha portato negli ultimi venti anni ad un ampliamento dei divari e a un indebolimento complessivo per il sistema economico italiano. Nord compreso».


Svimez ha avuto modo più volte di soffermarsi sui divari che minacciano la crescita del Paese. Che cosa è mancato in questi venti anni?
«Come dimostrano le nostre analisi è mancato soprattutto il contributo della domanda proveniente dal Centro-Sud, in un quadro in cui non solo il Mezzogiorno in senso stretto ma anche importanti aree dell’Italia centrale si sono indebolite».


Ma come si spiega allora, secondo lei, un approccio come quello proposto da Conte?
«L’articolo dell’ex premier contiene una sorta di autocritica fatta a nome del Movimento Cinque Stelle, c’è evidentemente la volontà di recuperare l’attenzione del mondo produttivo. Ma proprio qui secondo me sta l’errore di valutazione».


Quale errore?
«Identificare il mondo produttivo con le Regioni settentrionali. Sforzarsi di essere vicino agli imprenditori e alle loro esigenze non vuol dire doversi occupare prioritariamente del Nord. Un Nord contrapposto al Sud, che invece in questa visione sbagliata può essere solo il destinatario del Reddito di cittadinanza. È un’idea che non corrisponde a quella degli stessi imprenditori».


Il presidente di Confindustria Bonomi ha avuto modo di sottolineare il ruolo delle varie aree del Paese e anche di Roma come capitale.
«Certo, gli imprenditori sanno benissimo che le filiere sono lunghe e passano per tutto il Paese. Potrei fare molti esempi, dal farmaceutico all’aerospaziale. La sfida dello sviluppo sta proprio nel tenere conto di tutte queste filiere. Del resto in una fase come quella che stiamo vivendo anche la cosiddetta locomotiva del Paese appare stanca, lo stesso Nord sta perdendo competitività. Il piano nazionale di ripresa e resilienza ci dà l’opportunità di rilanciare tutto il sistema produttivo. Per cui non si capisce la scelta di appiattirsi sul Settentrione quasi vergognandosi delle politiche a favore delle altre aree del Paese».


Abbiamo visto quello che è successo dall’inizio del secolo in poi, anni che sono stati un periodo di profonda debolezza del sistema economico italiano. Ma come si inserisce in questo contesto la ripartenza da una fase del tutto eccezionale come quella della pandemia e del conseguente crollo produttivo?
«Le nostre previsioni colgono una maggiore capacità di reazione al Nord. Quindi è verosimile che in quei territori ci sia un rimbalzo più forte, con un conseguente ampliamento dei divari che già esistono. Rispetto al Mezzogiorno ma, lo ripeto, anche rispetto a molte zone del Centro. Invece quel che serve in questo momento è una politica più equilibrata. Altrimenti corriamo un rischio serio, quello di ripetere quanto accadde dopo la crisi del 2008-2013».


Una crisi le cui conseguenze non erano state ancora assorbite quando è arrivata l’emergenza Covid.
«Anche allora dopo la caduta ci fu una ripartenza squilibrata, che magari all’inizio sembrava in qualche modo reggere. Poi però l’intero Paese ha continuato a sperimentare una crescita modesta, con tassi più bassi di quelli del resto d’Europa».


Cosa pensa della proposta di una legge speciale per Milano?
«Non mi pare abbia molto senso, soprattutto in una situazione in cui ci sono molti Comuni del Centro-Sud con i bilanci in difficoltà, che rischiano l’instabilità finanziaria. Per di più Milano ha oggettivamente maggiori possibilità di dare servizi ai propri cittadini, sia per la maggiore disponibilità di risorse sia anche per una buona capacità di erogarli».


A questo proposito l’ex presidente del Consiglio sottolinea però anche le criticità che ci possono essere anche in una città ricca.
«Ma infatti il punto è rendersi conto che ci sono dei problemi comuni, seppur con intensità e sfumature diverse. Riguardano ad esempio tutti i grandi centri urbani: la situazione dei minori, la dispersione scolastica. Di nuovo però, si tratta di avere un approccio che guardi al Paese nel suo insieme».

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