L'Erasmus della reatina Vanessa Tersigni nonostante il Covid: «Sentivo il bisogno di riscatto»

Vanessa Terzigni
di Lorenzo Quirini
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RIETI - Il Covid continua a porre un freno ai progetti di molti, ma tra quelli che non si sono fatti fermare dalla pandemia c’è anche una reatina, la 23enne Vanessa Tersigni, studentessa di Lingue all’università di Perugia ed attualmente in erasmus a Bonn in Germania. Un’esperienza che assume ancora più importanza se la si interpreta come un modo per ripartire dopo un anno di lockdown e restrizioni, e che permette a Tersigni di fare un confronto su come l’Italia e la Germania stiano affrontando la pandemia: così la reatina racconta l’erasmus ai tempi del covid. 

Tersigni, andando con ordine, quando è nata in lei la voglia di partire nonostante il particolare momento che stiamo vivendo?
«Fin dal primo anno di università sono stata attratta dall’idea di vivere un’esperienza Erasmus. Durante la triennale, però, non sono riuscita a compilare la domanda: forse mi mancava il coraggio o semplicemente pensavo di non avere fretta. Una volta presa la laurea, però, il tempo mi ha messa alle strette ed ho presentato la mia candidatura. Le difficoltà sono subentrate subito dopo, visto anche l’andamento della pandemia ma, dopo aver passato mesi interi di fronte ad un computer e senza la possibilità di uscire di casa, mi sentivo stanca e annoiata: sentivo il bisogno di riscatto. L’Erasmus era l’occasione perfetta». 

Come si trova? È felice della sua scelta?
«Ovviamente ci sono delle restrizioni anche qui. Continuo a frequentare le lezioni online e a rispettare il coprifuoco. Grazie ai social, però, ho conosciuto altri studenti Erasmus con i quali riesco ad incontrarmi negli spazi all’aperto e a organizzare qualche escursione. Con loro ho anche trascorso il mio compleanno ed è stata una giornata perfetta nella sua semplicità (sorride), complice anche il fatto che qui non sia obbligatorio portare la mascherina all’aperto. Bonn, inoltre, è una città ricca di attrazioni: ha dato i natali a Beethoven e, tra le altre cose, ci sono molti luoghi ed iniziative dedicate a lui. È vero che, Probabilmente, durante questi mesi non avrò la possibilità di vivere l’università e la socialità pienamente, ma sceglierei di partire altre mille volte». 

Che differenze ha riscontrato tra l’università italiana e quella tedesca?
«La principale differenza sta nelle tempistiche e nell’approccio che i professori hanno a lezione. Praticamente ogni settimana ci affidano qualcosa da leggere ed analizzare ed anche su questo si basa la lezione: c’è collaborazione tra docenti e studenti».

Tornando alla pandemia, che misure sta adottando la Germania?
«Come ho detto, qui non è obbligatorio portare la mascherina negli spazi aperti, e questa è stata la cosa che più mi ha colpito una volta arrivata a Bonn. È obbligatorio indossarla solo nei pressi del centro, sui mezzi pubblici e all’interno dei negozi, come ricordano diversi cartelli in giro per la città. Dalla seconda metà di aprile, considerando che l’incidenza ha superato i 100 nuovi casi su un campione di 100 mila abitanti, anche qui è stato introdotto il coprifuoco dalle 22 alle 5, mentre i negozi sono passati dal “Click & Meet” al “Click & Collect” : esclusi i generi di prima necessità, qualsiasi altro prodotto è reperibile solamente ordinandolo online e ritirandolo poi in negozio. Le scuole continuano ad essere chiuse ed i ristoranti attivi solo per l’asporto. D’altra parte, ho trovato particolarmente valido il sistema dei tamponi: ogni cittadino ha diritto a tamponi gratuiti settimanali nei diversi centri che la città mette a disposizione. Anche la campagna di vaccinazione sembra aver subìto un’importante accelerazione nelle ultime settimane e non è escluso che riescano a vaccinare anche noi studenti erasmus, sebbene non ci siano ancora certezze a riguardo. Ultimamente i numeri lasciano sperare in un graduale allentamento delle restrizioni anche qui».

Forse al momento non è facile guardare al futuro, ma le chiedo di fare uno sforzo. Si immagina in Italia o all’estero tra qualche anno?
«Mi piacerebbe vivere altre esperienze formative all’estero, in paesi di lingua tedesca ma non solo. Tuttavia non è tra i miei obiettivi quello di crearmi una vita fuori dall’Italia: sono molto attaccata alle mie radici e nonostante viviamo in un Paese per alcuni aspetti ancora arretrato rispetto a quanto ho potuto constatare in altre Nazioni, sono sicura che non riuscirei a stargli lontano una vita intera».

Martedì 11 Maggio 2021, 12:34
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