Crollo del campanile di Accumoli, chiesti sei anni per tutti gli imputati. Sotto le macerie vi morì la famiglia Tuccio

Crollo del campanile di Accumoli, chiesti sei anni per tutti gli imputati. Sotto le macerie vi morì la famiglia Tuccio
di Emanuele Faraone
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Giovedì 27 Maggio 2021, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 10:02

RIETI - La vela campanaria della chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo di Accumoli - crollata la notte del sisma del 24 agosto 2016, causando la morte della famiglia Tuccio - nella requisitoria del pubblico ministero, Lorenzo Francia, viene paragonata ad un malato cronico, bisognosa di cure e di aiuto ma i “medici” al suo capezzale non fecero diagnosi, né furono in grado di curarla. Ieri, davanti al giudice Riccardo Giovanni Porro, le richieste di condanna sollecitate dal pm nei confronti degli imputati: 6 anni per ognuno.

Procede per step il pm Lorenzo Francia nella lunga requisitoria iniziata alle 10 del mattino in un’aula gremita e sotto l’occhio delle telecamere Rai. Si inizia con la presunta paleofrana dormiente (concausa del crollo secondo le difese degli imputati), precisando che quel movimento di scivolamento che realmente si verificò non andò ad interessare il perimetro del complesso ma un’area sottostante. In rassegna poi le foto del crollo della vela campanaria con il pm che ha respinto la “tesi Moroni-Braga” secondo la quale i solai sarebbero implosi a causa della loro intrinseca fragilità. Analisi ampiamente contestata e chiosata con la battuta della “supercazzola” del conte Mascetti (Ugo Tognazzi ndr) ai vigili urbani di Firenze: «una tesi di fantascienza ingegneristica minata da numerosi vulnus». Poi gli effetti di quel tragico crollo e il cinematismo del collasso mentre l’ingegner Moroni scuote la testa in aula. 

L'accusa. «Il crollo del tetto fu dovuto allo sfondamento della massa muraria della vela - asserisce Francia - sassi dai 30 ai 100 chilogrammi sono rimasti sul tetto, immaginiamoci il peso di quelli che hanno sfondato la copertura. In videoproiezione anche le foto con il parallelismo rispetto a porzioni di edificio di vani adiacenti dove non risultano, al contrario, deformazioni dei solai interpiano. La requisitoria del pm prosegue con un lungo excursus del progetto, delle lesioni rilevate post sisma e dell’iter dei finanziamenti. 
«Si agì con imprudenza, imperizia, superficialità, negligenza, pigrizia, indolenza e incompetenza - sottolinea il pm - le lesioni post sisma andavano immediatamente segnalate alla Sovrintendenza ed è da qui che si segna il destino del crollo e della torre campanaria. Inoltre, non fu calcolata la vulnerabilità sismica del campanile che, in terremoti precedenti, aveva “barcollato” tante volte. Un evento non puo essere definito imprevedibile solo per una condotta colpevole in quanto non furono assunte le idonee precauzioni e una corretta diagnosi». 

L'evidenza visiva. Poi una prova logica di evidenza visiva come la foto di un assassino che estrae il coltello dal corpo della vittima in relazione alla lesione risarcita del piedritto: «La foto del resto del paramento murario di appoggio della vela sovrapposto allo sviluppo alla lesione ante-sisma evidenzia la corrispondenza con la linea di frattura post-sisma».

Nel secondo atto della mattinata l’analisi delle condotte degli imputati secondo modalità fattuali in concorso e di cooperazione colposa. Il pm Francia si sofferma con maggiore evidenza e durezza sulla figura Matteo Buzzi, l’ingegnere incaricato dalla Curia che avrebbe messo in opera zun intervento fasullo e incompleto il cui irrisorio costo stimato sarebbe stato di 10mila euro. Un intervento più simile a quello di un amministratore di condominio per sistemare un cornicione al primo piano». Sotto la lente della pubblica accusa anche l’operato dell’ex sindaco Stefano Petrucci e quell’ordinanza di sgombero del 2015 che però non impedì alla famiglia Tuccio di continuare ad abitare nella casa comunale.

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