Vatileaks 2, nella rete anche politici e prelati. Pressioni, favori e l'ombra dei ricatti

Sabato 21 Novembre 2015 di Valentina Errante
Vatileaks 2, nella rete anche politici e prelati. Pressioni, favori e l'ombra dei ricatti

Sarà trasmessa alla procura di Roma e, con ogni probabilità, anche alle autorità vaticane l'inchiesta di Terni su Francesca Immacolata Chaouqui. Perché le intercettazioni contenute nel fascicolo aperto a carico dell'ex pr, arrestata dalla gendarmeria della Santa sede per il furto e la diffusione di documenti riservati, e del marito Corrado Lanino, coinvolgono oltre a politici e imprenditori anche uomini vicini alla Santa Sede. Da monsignor Vincenzo Paglia, ex vescovo e presidente del pontificio consiglio per la famiglia, ad Andrea Riccardi, numero uno della comunità di Sant'Egidio.

Intanto emergono altri elementi sulle carte sparite e gli affari poco chiari poco chiari di alcuni conti Ior. A cominciare dal giro di soldi e mazzette pagati per promuovere le beatificazioni. E proprio su questo fronte spunta un nome già noto alle cronache, quello di don Evaldo Biasini, il cosiddetto ”don bancomat” dell'inchiesta sui Grandi Eventi e il G8 della Maddalena. E va avanti anche l'indagine del promotore di giustizia Vaticana ieri monsignor Vallejo Balda, arrestato con Chaouqui e ancora in carcere, ha cominciato a collaborare. Ma esattamente come la sua ex collaboratrice, che lo ha accusato davanti ai ”magistrati”, il religioso ha scaricato tutte le responsabilità dell'ultima fuga di notizie sulla donna.

LE ESTORSIONI

Sono tutti fatti avvenuti a Roma quelli contenuti nel fascicolo della procura di Terni, che indaga su Immacolata Francesca Chaouqui e sul marito Domenico Lanino per intrusione informatica ed estorsione. Ricatti, richieste di favori e pressioni anche su politici e imprenditori. Agli atti ci sono, oltre alle conversazioni con monsignor Vincenzo Paglia, anche quelle con Andrea Riccardi, numero uno della comunità di Sant'Egidio.

A carico della pr finita misteriosamente nella commissione che doveva rivedere le finanze della Santa sede, c'è pure l'intrusione in uno studio legale dove la donna lavorava, lei e il marito, esperto di informatica, sarebbero stati ripresi dalle telecamere mentre tentavano di accedere al computer di un avvocato. Nella diocesi di Terni la Chaouqui aveva un ruolo preciso. Aveva proposto a monsignor Paglia di aiutarlo a rimettere in sesto i conti E così aveva intrecciato un rapporto importante. Un tentativo di avvicinamento la Chaouqoui l'avrebbe fatto anche con Michele Briamonte, il giovane e rampante avvocato diventato legale dello Ior, con il quale, però non avrebbe avuto successo.

POSTULATORI DI SANTITA'

Sul capitolo scottante dei possibili ricatti al Vaticano attraverso il materiale trafugato, c'è anche quello sulla ”santità” comprata. Uno scandalo che avrebbe avuto di certo grande impatto sui fedeli. Le norme istituite da Giovanni Paolo II prevedevano che il postulatore di santità, religioso o laico, che promuoveva la causa presso Santa sede, dovesse aprire un conto di appoggio per avviare la pratica. Il deposito bancario presso lo Ior era indispensabile per le ricerche da eseguire sulla vita e i prodigi del futuro beato.

I soldi, invece, spesso sarebbero serviti a pagare tangenti per ottenere più testimonianze e superare l'istruttoria. I depositi raggiungevano cifre astronomiche, tanto più che i ”postulatori” agivano per conto degli ordini e delle congregazioni religiose, interessate ad annoverare un numero sempre maggiore di santi nelle proprie fila. Anche questa era una forma di potere. E' così che torna il nome di don Evaldo Biasini, il religioso coinvolto nell'inchiesta sui Grandi Eventi e il G8 della Maddalena. Era stata la grande disponibilità di contante ad assicurargli l'appellativo di ”don Bancomat”, così lo chiamavano l'imprenditore Diego Anemone e il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

Andando a ritroso nell'esame di uno dei tredici conti intestati al religioso, alla voce ”postulatore” risultavano, fino al 2000, movimentazioni per due miliardi e mezzo di vecchie lire. E' stato Papa Francesco a controllare anche queste voci e ad accorgersi dell'attività di Biasini e di molti altri, come il postulatore di santità Francesco Ricci, il domenicano, rettore della chiesa Santa Sabina all'Aventino che tra il 2000 e il 2007 ha affidato un milione e 600mila euro al broker Gianfranco Lande. Così Francesco ha anche cambiato le regole. Adesso sul conto d'appoggio aperto dai postulatori non si possono depositare più di 25mila euro.

Ultimo aggiornamento: 6 Novembre, 20:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA