Vaticano, nel mirino le spese dell'era Bertone e 6 cardinali della fronda a Francesco

Vaticano, nel mirino le spese dell'era Bertone e 6 cardinali della fronda a Francesco
di Silvia Barocci
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Sabato 21 Novembre 2015, 01:45 - Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 10:12

I corvi, senz'altro. Ma anche altri e alti prelati che sulla gestione finanze vaticane (e non solo) non la pensano esattamente come Bergoglio. Si allarga l'indagine che la gendarmeria della Santa Sede sta conducendo per conto del promotore di giustizia Gian Piero Milano. Nel mirino sarebbero finiti l'ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e sei cardinali che, in vista del sinodo sulla famiglia, sottoscrissero, assieme ad altri, una lettera di dissenso sulla gestione dei lavori. Un documento consegnato a Papa Francesco da George Pell, prefetto della segreteria dell'Economia. Per quanto l'ufficialità delle comunicazioni di Padre Lombardi tendano ad escludere nuovi indagati, di fatto, tra le mura leonine, l'inchiesta va avanti con l'obiettivo di fare chiarezza. Anche su sprechi e mala gestio. Questa, d'altronde, è la linea dettata dal Papa. Perché la mole di documenti e carte trafugati è tale che stavolta non può finire come il primo atto di Vatileaks, quando a farne le spese fu soltanto l'ex maggiordomo Paolo Gabriele.

SPESE INCONTROLLATE In questi giorni Francesca Immacolata Chaoqui, davanti agli inquirenti, ha fatto nomi e rivelato circostanze dettagliate. Per questo le sarà evitato di finire mercoledì prossimo davanti ai magistrati, dove comparirà invece monsignor Lucio Angel Vallejo Balda. Se, in udienza preliminare, dovesse parlare anche lui, sono in molti a immaginare l'inizio di un effetto domino. Nel frattempo l'attenzione degli investigatori si incentra sui bilanci e sulle spese sotto la gestione dell'ex segretario di Stato Bertone. Nel libro di Emiliano Fittipaldi, Avarizia, è documentata la spesa di 200 mila euro, pagata dalla Fondazione Bambino Gesù, per la ristrutturazione del suo attico. Il monsignore ha smentito sostenendo di aver pagato i lavori di persona. Ma in realtà è tutto il capitolo della gestione dei fondi dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù nell'era bertoniana che l'inchiesta vaticana starebbe rileggendo in controluce.

L'indagine non è di ieri, risalirebbe allo scorso agosto. Il materiale acquisito è amplissimo. E ora viene rivisto anche sulla base delle ammissioni della giovane lobbista Chaouqui. Anche la lettera che una decina di monsignori avrebbero indirizzato al Papa in dissenso con la svolta liberal del Sinodo, in particolare sul punto della comunione ai divorziati. In quattro smentirono di averla sottoscritta, mentre il cardinal Pell ammise la sua esistenza sia pure con contenuti diversi da quelli resi noti dalla stampa. Bergoglio spiazzò tutti chiedendo ai padri sinodali che avevano firmato di non cedere «all'ermeneutica cospirativa». Cospirazione. Una parola che ora risuona come premonitrice.

VICENDA APSA Le indagini riguardano anche i conti Apsa, l'amministrazione del patrimonio della sede apostolica. Il promotore di giustizia della Santa Sede, secondo Lombardi, nel febbraio 2015 ha «avviato indagini relative ad operazioni di compravendita di titoli e transazioni riconducibili a Gianpietro Nattino», presidente di Banca Finnat. Ma su tali circostanze i pm romani avevano già deciso di non procedere. «Ribadisco - ha comunque precisato Nattino - di aver sempre operato nel pieno rispetto delle normative in vigore, con la massima trasparenza e correttezza. Sono a disposizione delle autorità competenti per fornire ogni chiarimento».