Papa Francesco, nuovo appello contro l'ergastolo: «È un problema da risolvere»

Papa Francesco, nuovo appello contro l'ergastolo: «È un problema da risolvere»
di Franca Giansoldati
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Sabato 21 Gennaio 2017, 13:56 - Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 11:27

Città del Vaticano - Nuova bordata di Papa Francesco contro la pena dell'ergastolo. “È un problema da risolvere”. “Mi pare urgente una conversione culturale, dove non ci si rassegni a pensare che la pena possa scrivere la parola fine sulla vita; dove si respinga la via cieca di una giustizia punitiva e non ci si accontenti di una giustizia solo retributiva; dove ci si apra a una giustizia riconciliativa e a prospettive concrete di reinserimento; dove l'ergastolo non sia una soluzione ai problemi, ma un problema da risolvere”.

Ancora una volta il Papa argentino si pronuncia sulla condizione carceraria, in particolare sulla condanna a vita dietro le sbarre. In una lettera consegnata dal Papa a don Marco Pozza alcuni giorni fa a Santa Marta, in vista di un convegno intitolato "Ristretti orizzonti" nel carcere di Padova, e resa nota dal sito cattolico Il Sismografo, Bergoglio sembra avere pochi dubbi sulle conseguenze negative di una visione solo punitiva del sistema penitenziario. Proprio come l'anno scorso che aveva definito l'ergastolo “una morte nascosta”, perchè a causa della sua durata "rende impossibile al condannato di progettare nuovamente un futuro", anche stavolta impone una riflessione corale. "L'ergastolo priva la persona solo della sua libertà ma anche della speranza".

“Caro don Marco, ho saputo che nella Casa di reclusione Due Palazzi di Padova avrà luogo un convegno per riflettere sulla pena, in particolare su quella dell'ergastolo. In questa occasione vorrei porgere il mio saluto cordiale ai partecipanti ed esprimere la mia vicinanza alle persone detenute. A loro vorrei dire: io vi sono vicino e prego per voi. Immagino di guardarvi negli occhi e di cogliere nel vostro sguardo tante fatiche, pesi e delusioni, ma anche di intravedere la luce della speranza. Vorrei incoraggiarvi, quando vi guardate dentro, a non soffocare mai questa luce della speranza. Tenerla accesa è anche nostro dovere, un dovere di coloro che hanno la responsabilità e la possibilità di aiutarvi, perché il vostro essere persone prevalga sul trovarvi detenuti. Siete persone detenute: sempre il sostantivo deve prevalere sull'aggettivo, sempre la dignità umana deve precedere e illuminare le misure detentive”.

Secondo Bergoglio servono sentieri di umanità e vie realizzabili per trasformare le porte blindate in percorsi di conversione, riabilitazione, rinnovamento umano e sociale. “Perché se la dignità viene definitivamente incarcerata, non c'è più spazio, nella società, per ricominciare e per credere nella forza rinnovatrice del perdono”.

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